CHIESA CATTOLICA: i vescovi irlandesi invitano al “si” al Trattato di Lisbona

«Il Trattato di Lisbona è di grandissima importanza, non solo per noi qui in Irlanda, ma anche per la forma futura del progetto europeo». Con queste parole inizia il comunicato diffuso dai vescovi irlandesi il 22 settembre dedicato alla seconda tornata referendaria per l’approvazione del Trattato di Lisbona che chiamerà di nuovo alle urne gli irlandesi (cfr. LifeSiteNews.com).


L’Irlanda deve infatti ratificare il Trattato di Lisbona affinché questo possa entrare in vigore in tutti i 27 Paesi del blocco. Gli elettori irlandesi hanno già respinto il Trattato in un referendum svoltosi nel maggio del 2008 ma poiché il risultato del voto non è andato secondo la volontà dei governanti irlandesi e degli euro-burocrati di Bruxelles, è stato indetto un secondo referendum per il prossimo 2 ottobre.

Nel comunicato la Chiesa cattolica irlandese esorta «tutti i cristiani a considerare attentamente il contenuto del Trattato» e sottolinea «la responsabilità» che cade «su tutti noi di andare al voto e di farlo con riguardo non solo per il nostro interesse personale o di gruppo, ma per il bene di ogni cittadino e tutta la comunità». Nel comunicato, i vescovi affermano poi che «l’Unione europea non è solo un mercato comune, deve essere una comunità di valori».

Da qui l’invito ai «rappresentanti eletti» a «garantire il rispetto dei valori su cui la civiltà e la cultura europee sono state costruite, valori come il diritto fondamentale alla vita e la protezione dei più deboli nella nostra società». «Il trattato di Lisbona – scrivono i vescovi – non pregiudica le esistenti tutele giuridiche in Irlanda per i bambini non ancora nati, ma sta ai cristiani promuovere vigorosamente il “Vangelo della Vita”». «Abbiamo – aggiungono – la responsabilità di far sentire la nostra voce sul tipo di Europa in cui vogliamo vivere. Non sarebbe la prima volta che l’Irlanda ha giocato un ruolo».

Ricordando poi come sono andate le elezioni lo scorso anno, i vescovi tornano a condannare l’introduzione nel dibattito politico di «elementi non corretti, ingannevoli e irrilevanti». «Qualsiasi elemento che disinforma gli elettori è una interferenza con l’esercizio di un diritto fondamentale».

Qualche giorno prima, il 16 settembre, il Vescovo di Down e Connor, mons. Noel Treanor, che è stato anche rappresentante dell’Irlanda presso la Commissione degli Episcopati della Comunità Europea (COMECE), davanti al Comitato parlamentare per gli affari europei del Trattato di Lisbona (Oireachtas Joint Committee on Europe Affairs on the Lisbon Treaty), ha ufficialmente dichiarato che non vi sono obiezioni di tipo religioso o etico che giustifichino un nuovo “no” al Trattato di Lisbona. Al contrario, un rifiuto «potrebbe mettere in pericolo questo risultato importante per la fede e la società» (cfr. il discorso integrale: www.catholicbishops.ie).

Il presule, che ha detto di avere il sostegno del card. Séan Brady, primate d’Irlanda e presidente della Conferenza Episcopale, ha affermato che «un cattolico può, senza riserve e in buona coscienza, votare il Trattato di Lisbona».

I vescovi irlandesi omettono di ricordare che il Trattato di Lisbona reca annessa, con valore giuridico vincolante, la Carta dei Diritti fondamentali di Nizza, ripetutamente criticata da Giovanni Paolo II e dalla Santa Sede, per il mancato riferimento all’identità cristiana dell’Europa e soprattutto per alcuni articoli, come il 21, che introducono la protezione dei cosiddetti “diritti omosessuali” e aprono la strada, attraverso la previsione del reato di “omofobia”, alla persecuzione dei cattolici fedeli al Magistero della Chiesa.

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