Chiesa cattolica: i vescovi e la conversione di Pannella

(di Danilo Quinto) I Vescovi della Basilicata – tutti – nei giorni scorsi sottoscrivono un testo di adesione alla Marcia che i radicali hanno organizzato il prossimo 25 aprile, a Roma. Affermano: «La Pasqua del Signore Gesù Cristo è la vittoria della vita sulla morte che annuncia la liberazione dal peccato e dalle sue conseguenze sul piano personale e sociale. Nella sua quotidiana missione di testimonianza del Vangelo la Chiesa sente che l’impegno per l’amnistia, la giustizia, la libertà rappresenta un fatto che va nella direzione di una possibile e necessaria riconciliazione».

Pannella, a “Radio Radicale”, accoglie questa adesione e dice: «Dobbiamo ringraziare i Vescovi lucani perché esprimono quel sensus fidelium che in qualche misura è anticipazione teologica dell’essenza della democrazia. Sensus fidelium significa che se per il popolo dei fedeli vive l’imperio della legge, quella legge vive. Questo è il dogma soggiacente e il mantra della democrazia».

Il sito di Radicali Italiani, aggiunge: «Laici e cattolici si ritrovano uniti nell’obiettivo di interrompere la flagrante violazione di diritti umani universalmente acquisiti sia per la drammatica situazione delle carceri, sia per il malfunzionamento della giustizia soffocata da dieci milioni di procedimenti penali e civili inevasi. Lo dimostrano gli annunci di partecipazione alla II Marcia per l’amnistia, la giustizia e la libertà, di Don Antonio Mazzi (che già promosse la marcia di Natale del 2005), di Don Luigi Ciotti, di Don Andrea Gallo, di venti cappellani delle carceri, della rivista Tempi, del volontariato cattolico e del sostegno dei Vescovi della Basilicata a partire da Monsignor Agostino Superbo».

Chi crede sa che il “sensus fidelium” è il dono di riconoscere la Verità, quella che proviene da Dio. Non c’entra nulla con la politica e la democrazia, evocata da Pannella, che rappresenta, nel contesto italiano, la quintessenza dell’ideologia contraria ai principi del diritto del diritto naturale, posti a fondamento della Sacra Scrittura e della dottrina cattolica. Il divorzio, l’aborto, la promozione dell’omosessualità e tutte le battaglie contro la vita promosse dal leader radicale, sono impregnate di quella cultura del male che si contrappone al bene, alla Verità.

Si potrebbe dire, ed è stato anche autorevolmente detto: va bene, è così, non siamo d’accordo su molte cose, ma se viene detta una cosa giusta – come in questo caso per la dignità dei carcerati – bisogna riconoscerlo. Una balla. Non c’è un solo rigo del Nuovo Testamento che consenta di cooperare con chi si diletta a propagandare il male, anche se – sempre per propaganda – si dovesse vestire, in base alle circostanze, con abito bianco e candido. «Se prendete un  albero buono, anche il suo frutto sarà buono; se prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l’albero», dice il Vangelo di Matteo (12,33).

Sempre Matteo, in conclusione del suo Vangelo, scrive: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Sono parole che obbligano i cattolici ad accogliere con adesione interiore ed obbedienza gli insegnamenti del Papa e dei Vescovi in comunione con Lui.

Se è così – e così è – poniamo con rispetto ai Vescovi della Basilicata una domanda: invece d’intervenire politicamente a sostegno delle azioni di Pannella e dei radicali, perché non impegnano e dedicano il tempo delle loro preghiere per la loro conversione? Sarebbe, questo, un insegnamento più aderente a quel che Gesù Cristo ha chiesto loro di fare: insegnare le verità relative a Dio e la necessità che gli uomini vi si conformino. Solo questo. (Danilo Quinto)

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