CHIESA CATTOLICA: disputa anti-protestante

Anche il teatro, come tutte le forme alte di cultura, ha avuto una rinascita e un’insigne fioritura, dopo l’aureo periodo classico, nel medioevo cristiano, grazie in particolare allo zelo e alla finezza intellettuale degli ordini religiosi europei. Nella Controriforma poi esso divenne uno strumento diffusissimo nella pedagogia e nell’educazione della gioventù di tante congregazioni nuove come i Somaschi, gli Scolopi e i Gesuiti.

San Giovanni Bosco († 1888) immortale educatore piemontese, fondatore religioso e apostolo degli umili, fu anche, ed è cosa meno nota, scrittore fecondo e brillante polemista. Purtroppo se abbondano, soprattutto nelle edizioni e nelle librerie salesiane, i libri e le analisi sul gran santo ottocentesco, sono quasi completamente assenti da alcuni decenni a questa parte gli scritti preziosissimi di don Bosco, e questa lacuna ci pare non del tutto casuale. Grande merito costituisce dunque la ripubblicazione di una breve e gustosissima pièce teatrale finita nel dimenticatoio, vero capolavoro di sintesi e di dottrina, ma assolutamente attuale, certamente da riscoprire e magari da riproporre nelle scuole (Giovanni Bosco, Una disputa tra un avvocato e un ministro protestante, edizione Amicizia Cristiana, 2009, 5 euro).

Si tratta di un piccolo dramma in 2 atti, scritto da don Bosco nel 1853 sulla base di «un tessuto di fatti egualmente storici» (p. 5), utilizzati a fini sanamente apologetici e divulgativi, soprattutto per le necessità formative dei giovani del suo Oratorio (che rappresentarono il testo più volte) e del popolo incolto, aggredito dalla propaganda valdese e protestante.

La storia è semplicissima e gustosa. Nel primo atto parla di Alessandro, un cattolico che per ragioni economiche e di convenienza è passato all’eresia, il quale tenta in ogni modo di obbligare il figlio Luigi alla medesima scelta, provocandone la fuga. Provvidenzialmente sul suo cammino incontrerà Ferdinando un buon cristiano che lo aiuterà a tornare sui suoi passi, soprattutto organizzando una vera e propria disputa (descritta nel secondo atto) tra Roberto, un avvocato fedele, e Golan, un ministro protestante. La disputa, con parole facili e ben calibrate, mostrerà al lettore e al fruitore del dramma, l’inconsistenza di tutte le accuse portate alla fede, e si concluderà con il solerte ripiego della parte eretica.

Essendo la vera Chiesa necessariamente “una, santa, cattolica e apostolica”, Roberto (don Bosco) farà notare nella disputa come «la Chiesa Riformata non è una; perché essendo ciascuno libero di interpretare la Bibbia ne derivano tante religioni quante sono le teste dei riformati. Nemmeno è santa: imperciocché nella Chiesa Riformata si rigettano ora tutti, ora la maggior parte dei sacramenti istituiti da Gesù Cristo.Nemmeno la Chiesa Riformata può dimostrare la sua santità con qualche miracolo operato in conferma della nuova Riforma […]. Tanto meno la Chiesa Riformata si può chiamare cattolica ed apostolica, poiché non insegna la dottrina degli Apostoli, non può mostrare alcun successore del capo stabilito da Gesù Cristo a governare la sua Chiesa» (pp. 58-59). Tutto è detto. E se i cattolici di oggi, seguendo i loro maestri del passato, si mettessero a scrivere nuove operette teatrali per confutare gli attuali errori religiosi, partendo magari dal più pernicioso di tutti che è senza dubbio il modernismo?

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