CHIESA CATTOLICA: difficile il dialogo con gli Anglicani sul tema delle donne-vescovo

La Santa Sede afferma di aver appreso «con rincrescimento la notizia del voto della Chiesa di Inghilterra che apre la strada alla introduzione della legislazione che conduce all’ordinazione delle donne all’Episcopato».





La Santa Sede afferma di aver appreso «con rincrescimento la notizia del voto della Chiesa di Inghilterra che apre la strada alla introduzione della legislazione che conduce all’ordinazione delle donne all’Episcopato». È quanto rivela una nota del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani diffusa martedì 8 luglio a proposito degli ultimi avvenimenti nella Comunione Anglicana.

Secondo gli esperti di anglicanesimo, «il dialogo con i cattolici e la Chiesa di Roma incontrerà crescenti difficoltà anche per la evidente mancanza di unità ecclesiale all’interno della stessa Chiesa d’Inghilterra».
In vista della prossima Conferenza dei Vescovi anglicani a Lambeth prevista dal 16 luglio al 4 agosto, e che si svolge ogni dieci anni su iniziativa dell’Arcivescovo di Canterbury, la Comunione anglicana continua a discutere sulla possibilità dell’ordinazione episcopale per donne e omosessuali.

Il Primate anglicano di Città del Capo (Sudafrica), Thabo Makgoba, ha suggerito all’Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams di utilizzare nella discussione dei temi nel corso della Conferenza di Lambeth il metodo di condivisione nell’ambito di un dibattito indirizzato verso certi traguardi. Alla Conferenza parteciperanno circa 650 Vescovi anglicani.

Nel Sinodo generale della Chiesa d’Inghilterra svoltosi dal 4 all’8 luglio, uno dei temi affrontati dai 467 Vescovi, preti e laici riuniti è stato appunto quello relativo all’ordinazione di donne-Vescovo.
Monsignor Donald Bolen, assistente per la sezione occidentale del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha commentato che «un numero considerevole di sacerdoti e parrocchie della Chiesa d’Inghilterra ha dichiarato di non avere intenzione di accettare l’autorità di una donna-Vescovo».

«Anche queste divisioni interne, in aggiunta alle posizioni a favore di un cambiamento nella visione del matrimonio e della sessualità umana e alla tendenza in un sempre maggior numero di province anglicane a favore dell’ordinazione delle donne al sacerdozio e alla carica vescovile, creano gravi difficoltà alla Chiesa cattolica nelle sue relazioni con la Comunione anglicana», ha aggiunto il prelato.
Secondo monsignor Bolen, le tensioni nate negli ultimi anni nella Comunione anglicana per l’opposizione di alcune province all’ordinazione episcopale di donne e omosessuali «sono collegate anche a questioni ecclesiologiche, in quanto i Vescovi della Comunione anglicana non sono più in piena unione tra loro e si mettono in gioco gli strumenti di unità all’interno dell’anglicanesimo».
«La Chiesa cattolica – ha spiegato monsignor Bolen – invierà degli osservatori alla Conferenza di Lambeth ed esprime l’auspicio che le tensioni possano presto risolversi e la dottrina anglicana si rafforzi nella fede apostolica che condividiamo».

Il portavoce ufficiale della prossima Conferenza di Lambeth, Phillip Aspinall, Arcivescovo anglicano di Brisbane e Primate della provincia d’Australia, ha affermato che «l’anglicanesimo ha molto da dire su tanti temi tra cui le sfide che vengono dalla povertà, dall’insicurezza, dalla perdita della fede e dalla crescita del relativismo. La Conferenza di Lambeth sarà un momento di ascolto ma anche di proposte».
La Conferenza che inizierà il 20 luglio è il quattordicesimo incontro riservato ai Vescovi anglicani su iniziativa dell’Arcivescovo di Canterbury. Il primo fu convocato dall’Arcivescovo Charles Longley 1867.
L’iniziativa fu promossa per avere un momento di confronto tra le varie componenti della Comunione anglicana, anche per il rafforzarsi delle comunità anglicane non di lingua inglese e non di razza bianca.

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