CHIESA CATTOLICA: convegno a Washington della Fondazione Lepanto

Il 4 aprile 2008, alla vigilia del viaggio di Papa Benedetto XVI negli Stati Uniti, la Fondazione Lepanto ha organizzato a Washington una conferenza internazionale dal titolo Why we listen when the Pope speaks.






Il 4 aprile 2008, alla vigilia del viaggio di Papa Benedetto XVI negli Stati Uniti, la Fondazione Lepanto ha organizzato a Washington una conferenza internazionale dal titolo Why we listen when the Pope speaks.

La conferenza, svoltasi presso il prestigioso Cosmos Club della capitale, con il supporto del Committee for Western Civilization, ha visto la partecipazione di oratori di diversi Paesi: il prof. Roberto de Mattei, dell’Università Europea di Roma e Presidente della Fondazione Lepanto; John O’Sullivan, britannico, direttore di Radio Free Europe e Radio Liberty a Praga e senior-fellow all’Hudson Institute di Washington; Robert Schadler, Presidente del Committee for Western Civilization di Washington; l’abate Michael John Zielinski, statunitense, Vice Presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra; il dott. Mario Navarro da Costa, direttore dell’Ufficio Tradizione Famiglia e Proprietà di Washington, che ha moderato l’incontro.

Tra i presenti, diplomatici, giornalisti (tra i quali Georgie Ann Geyer, che ha dedicato all’evento un pezzo sul “Washington Times” del 13 aprile), responsabili di importanti Thinks Tanks della capitale, alcuni analisti del Pentagono, S.E. Mons. Pietro Sambi, Nunzio Apostolico della Santa Sede presso gli Stati Uniti d’America, che ha espresso la sua viva soddisfazione per l’iniziativa. Un messaggio di incoraggiamento era stato inviato anche da Mary Ann Glendon, Ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede.

Nel suo intervento di apertura dal titolo Besides being Catholic: the Pope is also catholic, Robert Schadler ha tra l’altro affermato: «Abbiamo bisogno di voci che abbiano radici morali. Quanto abbiamo avuto e quanto poco abbiamo oggi! Anche tra i vincitori dei Premi Nobel, pochi sono noti al mondo intero. A quale teologo possiamo fare riferimento per trovare una visione internazionale?». L’unica personalità che possa costituire un punto di riferimento internazionale è, per Schadler, Benedetto XVI: «Il Papa, quando parla, offre al mondo un punto di vista che noi dovremmo ascoltare» ha aggiunto l’oratore. «Una superpotenza mondiale come gli Stati Uniti avrebbe bisogno di una chiara visione morale».

John O’Sullivan, nella sua relazione sul tema Is the Pope still a Temporal Power ha ricordato il celebre discorso di Benedetto XVI a Regensburg, sottolineando come il Papa: «sta solo chiedendo all’Islam di riconoscere, come il Cristianesimo, che la religione non può essere diffusa con la forza. Questo appello può essere rivolto solo da un Papa. Egli parla con autorità, combinando la fede con la ragione. Egli è, idealmente, preposto a fare questo».
Parlando su Rome: the Foundation of Western Civilization, il prof. de Mattei ha affermato: «In un mondo che proclama la necessità della globalizzazione, ma sprofonda sempre di più nel caos, per l’assenza di una suprema autorità spirituale e morale e di un centro ordinatore e unificatore, la Chiesa romana offre la sua parola forte al mondo. Essa possiede un centro gravitazionale fin dall’inizio della propria esistenza. Essa possiede un’unità di magistero e un’autorità di governo che costituisce il principio di unità della sua vita sociale. Essa è custode dei valori più profondi della Civiltà occidentale».

«In questo senso – secondo il Presidente della Fondazione Lepanto – il prefisso “romana” non restringe a un determinato tempo e luogo storico la vocazione della Chiesa, ma la dilata e qualifica la Chiesa come portatrice di un messaggio di salvezza soprannaturale che non va disgiunto dal suo appello alla universale legge morale».

Nell’intervento conclusivo Turning towards the Lord, l’abate Zielinski ha affermato: «La vita della Chiesa è la sua missione ad gentes, e il Santo Padre sta arrivando negli Stati Uniti come un Pastore ed un Padre per insegnare la strada che conduce alla Verità, che dà la vita eterna. Qui, nel nostro Paese, Egli pregherà, celebrerà i misteri della Fede cattolica, poi dialogherà e insegnerà la Parola di Dio a tutti. Questo pontificato di riforma spirituale è chiaramente il frutto della priorità di Cristo e di volgersi verso il Signore. Io mi spingerei oltre, affermando che il Santo Padre sta portando la Chiesa verso un cattolicesimo post-liberale. Egli non è solo consapevole di questo, ma incarna la radicale novità di Gesù Cristo. Il suo Magistero è una estesa meditazione ed insegnamento del grande Inno Cristologico ai Colossesi: “Tutte le cose sono state create in Lui (Col. 1, 16-17) e per Lui. Egli è prima di tutte le cose, ed in Lui tutte le cose insieme finiranno”».

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