CHIESA CATTOLICA: Benedetto XVI in Africa

Print Friendly, PDF & Email

23 marzo 2009: termina il pellegrinaggio in Camerun e Angola e Benedetto XVI ringrazia Dio «di aver trovato una Chiesa viva e, nonostante le difficoltà, piena di entusiasmo, che ha saputo prendere sulle spalle la sua croce e quella altrui, rendendo testimonianza davanti a tutti della forza salvifica del messaggio evangelico».


La Chiesa Africana, dice il Papa, «continua ad annunziare che è arrivato il tempo della speranza, impegnandosi nella pacificazione degli animi e invitando all’esercizio di una carità fraterna che sappia aprirsi alla accoglienza di tutti, nel rispetto delle idee e sentimenti di ciascuno». «Da Luanda allargo lo sguardo verso l’Africa intera, dandole appuntamento per il prossimo mese di ottobre nella Città del Vaticano, quando ci raduneremo per la II Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi dedicata a questo Continente, dove il Verbo incarnato in persona ha trovato rifugio».

Il viaggio era cominciato il 17 marzo scorso. A bordo dell’aereo il Papa aveva dato una risposta a una domanda sulla diffusione dell’Aids in Africa che i media hanno proditoriamente sintetizzato: «per Benedetto XVI il preservativo non risolve il problema dell’Aids». Il Vaticano ha poi diffuso il testo a confutare strumentalizzazioni. Benedetto XVI aveva argomentato che il problema dell’Aids non si risolve «solo con slogan pubblicitari. Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema». Per il Papa «la soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e il secondo, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti».

Toccante l’inizio della S. Messa di domenica 22 marzo: Benedetto XVI benedice le due ragazze morte il giorno prima nella calca dell’ingresso allo stadio, esprime «vivo dolore, anche perché venivano per incontrarmi», prega per gli 89 feriti e nessuno, fra il milione di fedeli presenti, capisce a cosa si riferisca perché le autorità non l’hanno detto, neanche al Papa (il nunzio della Santa Sede ha dovuto chiedere informazioni), e i media locali non ne hanno parlato. La censura è durata 24 ore, finché il segretario di Stato, card. Bertone, è andato all’ospedale per pregare davanti alle due salme e incontrare la famiglia di Celine, 22 anni, catechista nella parrocchia di San Pietro (l’altra ragazza non ha ancora un nome, e pare fosse incinta).


Sostieni Corrispondenza romana

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Informazioni Carta di Credito
Questo è un pagamento sicuro SSL crittografato.

Totale Donazione: €100.00

C’è gente svenuta per il caldo… hanno atteso ore in piedi, cantando «Benedetto è il nostro Papa». Il Pontefice ha puntato il dito contro lo scandalo della miseria, le guerre, ha invocato la fine del conflitto nella regione dei Grandi Laghi, ha stigmatizzato l’avidità e la corruzione dei potenti, il disinteresse o le complicità internazionali. Sventure che originano dall’«insidioso spirito» di egoismo che «chiude gli individui in se stessi, divide le famiglie e […] conduce inevitabilmente all’edonismo, all’evasione in false utopie attraverso l’uso della droga, all’irresponsabilità sessuale, all’indebolimento del legame matrimoniale, alla distruzione delle famiglie e all’eliminazione di vite umane innocenti mediante l’aborto».

Il Vangelo può liberare da queste catene: «Sono venuto in Africa per predicare un messaggio di perdono, di speranza e di una nuova vita in Cristo». «Alzatevi, riprendete il vostro cammino […]. Vi chiedo di guardare al futuro con speranza: confidate nelle promesse di Dio e vivete nella sua verità. In questo modo costruirete qualcosa destinato a perdurare e lascerete alla generazioni future un’eredità durevole di riconciliazione, di giustizia e di pace». Protagoniste di «una società veramente ed autenticamente africana nel suo genio e nei suoi valori», secondo il Papa potranno essere le donne per le quali ha chiesto «pari dignità e opportunità»: «Vivete e scommettete sulla vita – ha raccomandato alle donne – perché il Dio vivente ha scommesso su di voi». Prima di salire sull’aereo che lo ha riportato a Roma, il Pontefice ha rivolto un appello affinché «la giusta realizzazione delle fondamentali aspirazioni delle popolazioni più bisognose costituisca la preoccupazione principale di coloro che ricoprono le cariche pubbliche […]. Il nostro cuore non può darsi pace finché ci sono fratelli che soffrono per mancanza di cibo, di lavoro, di una casa o di altri beni fondamentali. […] La prima sfida da vincere è quella della solidarietà: solidarietà fra le generazioni, solidarietà fra le Nazioni e tra i Continenti che generi una sempre più equa condivisione delle risorse della terra fra tutti gli uomini».


Sostieni Corrispondenza romana

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Informazioni Carta di Credito
Questo è un pagamento sicuro SSL crittografato.

Totale Donazione: €100.00

Donazione Corrispondenza romana