CHIESA CATTOLICA: appello di Benedetto XVI per i cristiani di India e Iraq

All’Angelus di domenica 26 ottobre 2008, subito dopo la celebrazione di chiusura del Sinodo dei vescovi, il Papa ha fatto appello alle «autorità civili e religiose» indiane e irachene affinché pongano fine alla «tragedia» delle violenze anticristiane nei loro Paesi. Il Pontefice si è rivolto pure ai «responsabili civili e religiosi» di tutto il mondo perché difendano le minoranze «cristiane o di altre religioni» che vivono nelle rispettive nazioni.

In India si sono avuti almeno 35 morti e la distruzione di varie chiese, in Iraq 2.000 famiglie cristiane (metà della comunità cristiana locale) hanno dovuto abbandonare Mosul.

Della persecuzione dei cristiani in Oriente si è trattato più volte nelle tre settimane del Sinodo e in particolare su di essa è stato incentrato il «messaggio» – firmato venerdì 24 ottobre dai «patriarchi delle Chiese orientali» partecipanti all’assemblea – diretto «alla comunità internazionale e agli uomini di governo perché garantiscano a livello legislativo la vera libertà religiosa nel superamento di ogni discriminazione e l’aiuto a quanti sono costretti a lasciare a propria terra per motivi religiosi».

«Penso in questo momento soprattutto all’Iraq e all’India» ha affermato Benedetto XVI, il quale si è altresì detto «certo» che «le antiche e nobili popolazioni» di quelle aree «hanno appreso, nel corso di secoli di rispettosa convivenza, ad apprezzare il contributo delle piccole ma qualificate minoranze cristiane alla crescita della patria comune: esse non domandano privilegi ma desiderano di poter continuare a vivere nel loro Paese insieme ai loro concittadini, come hanno fatto da sempre». Sia in India che in Iraq i cristiani sono presenti dall’età apostolica.

«Alle autorità civili e religiose interessate chiedo di non risparmiare alcuno sforzo affinché la legalità e la convivenza civile siano presto ripristinate e i cittadini onesti e leali sappiano di poter contare su una adeguata protezione da parte dello Stato».

Durante la S. Messa di chiusura del Sinodo il Pontefice ha annunciato il suo primo viaggio in Africa, previsto per marzo 2009, con destinazione Camerun e Angola, e inviato «un pensiero speciale» ai «vescovi della Cina continentale, che non hanno potuto essere rappresentati in questa assemblea sinodale». All’inizio del Sinodo il portavoce Vaticano aveva dichiarato che c’erano stati «colloqui con le autorità cinesi» perché fossero concessi ad alcuni vescovi «continentali» i visti per recarsi a Roma, però non era stato raggiunto un accordo.

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