CHIESA CATTOLICA: adorazione eucaristica di espiazione per la pedofilia a S. Pietro

La mattina di sabato 29 maggio, all’altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro, si è tenuta un’adorazione eucaristica di espiazione per gli abusi sessuali commessi da preti su minori, promossa dagli studenti di lingua inglese delle università pontificie romane, presieduta dal cardinale Angelo Comastri, arciprete della basilica, e «in unione col Santo Padre».

Dopo un’ora di adorazione silenziosa e prima della benedizione eucaristica finale, monsignor Charles J. Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha guidato una meditazione sulle parole di Gesù riguardanti i bambini, nei capitoli 9 e 10 del Vangelo di Marco.

«Mettiamoci alla scuola dei Padri della Chiesa – ha detto – facendo tesoro del lavoro di San Tommaso d’Aquino nella “Catena Aurea”. Possiamo così trovare che per Teofilatto, apprezzato commentatore dei Sacri Testi, il bambino è l’immagine eloquente dell’innocenza. Giovanni Crisostomo commenta che il Signore ne apprezza l’umiltà e la semplicità “perché questo piccolo era puro dall’invidia e dalla vanagloria e da ogni desiderio di superiorità” (Hom. in Matt. 58). Beda il Venerabile ne esalta l’assenza di malizia, la semplicità senza arroganza, la carità senza invidia, la dedizione senza rancore (Comm. in Marc. 3, 39).

Il bambino diventa icona del discepolo che vuole essere “grande” nel Regno dei Cieli. Il Signore Gesù biasima i suoi perché, appena edotti per la seconda volta dell’esigenza della croce (Mc 9, 30-32), si sono persi per strada, lungo la via, in discussioni tra loro su chi fosse il più grande: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti”. Quanti peccati nella Chiesa per l’arroganza, per l’insaziabile ambizione, per il sopruso e l’ingiustizia di chi si approfitta del ministero per fare carriera, per mettersi in mostra, per futili e miseri motivi di vanagloria!

“Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma Colui che mi ha mandato” (Mc 9, 37). Accogliere il bambino, aprire il cuore all’umiltà del bambino, accoglierlo nel nome di Gesù, significa assumere il cuore di Gesù, gli occhi del Maestro; implica un’apertura al Padre e allo Spirito Santo. Esclama Teofilatto: “Vedi com’è grande l’umiltà! Essa si guadagna la dimora del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. “In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso” (Mc 10, 15). Accogliere il regno di Dio come un bambino significa accoglierlo con cuore puro, con docilità, abbandono, fiducia, entusiasmo, speranza. Il bambino ci ricorda tutto questo. Tutto questo rende il bambino prezioso agli occhi di Dio e agli occhi del vero discepolo di Gesù.

Quanto, invece, diventa arida la terra e triste il mondo quando questa immagine così bella, quando questa icona così santa, è calpestata, infranta, infangata, abusata, distrutta. Esce dal cuore di Gesù il grido di eco profonda: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite!” (Mc 10, 14). Non siate di inciampo sul loro cammino verso di me, non ostacolate il loro progresso spirituale, non lasciate che siano sedotti dal maligno, non fate dei bambini l’oggetto della vostra impura cupidigia.

“Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare” (Mc 9, 42).

Gregorio Magno così commenta queste terribili parole di Gesù: “Misticamente espresso nella macina da asino è il ritmo duro e tediante della vita secolare, mentre il profondo del mare sta a significare la dannazione più terribile. Perciò chi, dopo essersi portato ad una professione di santità, distrugge altri tramite la parola o l’esempio, sarebbe davvero meglio per lui che i suoi malfatti gli fossero causa di morte essendo secolare, piuttosto che il suo sacro officio lo imponesse come esempio per altri nelle sue colpe; perché, senza dubbio, se fosse caduto da solo, il suo tormento nell’inferno sarebbe di qualità più sopportabile” (1).

Ma il Signore, che non gode della perdita dei suoi servi e non vuole la morte eterna delle sue creature, subito aggiunge rimedio alla condanna, farmaco alla malattia, sollievo al pericolo di eterna dannazione.
Le sue sono le parole forti del chirurgo divino che taglia per guarire, amputa per risanare, pota perché la vite porti molto frutto: “Se la tua mano ti scandalizza, tagliala” (Mc 9, 43). “Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo” (Mc 9, 45). “Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo” (Mc 9, 47).

Questa immagine così forte delle membra del corpo ci mette senza troppa confusione di fronte allo specchio della nostra coscienza. Il riferimento alla mano, al piede, all’occhio ci ricordano le parole sofferte dell’apostolo Paolo nella lettera ai Romani:“Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me.

Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!” (Rom 7, 21-25). L’apostolo delle Genti, fattosi testimone del Vangelo della grazia (cfr. Rom 1, 16a), non si arrende alla nostra propensione al peccato. Esorta i romani con parole di fuoco che invitano alla conversione e alla fedeltà: “Come avete messo le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità, così ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra santificazione” (Rom 6, 19).

Il Signore ci insegna quindi un’altra esigenza sublime del discepolato, una medicina preventiva che Gesù eucaristia, fuoco di amore, oggi propone anche a voi giovani impegnati nella formazione al ministero sacro ed ecclesiale: “Ciascuno sarà salato con il fuoco” (Mc 9, 49)”.

Donazione Corrispondenza romana