CHIESA CATTOLICA: addio a mons. Maggiolini

L’11 novembre scorso è morto, all’ospedale Valduce, mons. Alessandro Maggiolini, vescovo di Como fino al gennaio 2006. Aveva 77 anni ed era malato da tempo. Nato a Bareggio il 15 luglio 1931, mons. Maggiolini fu ordinato sacerdote a Milano, il 26 giugno 1955, dall’allora Cardinale Giovan Battista Montini (futuro Papa Paolo VI). È stato docente di Filosofia nei seminari ambrosiani e di introduzione alla Teologia all’Università Cattolica e Vicario episcopale per le università di Milano. Fu eletto vescovo di Carpi il 7 aprile 1983 e fu trasferito nel 1989 alla diocesi di Como. Nel luglio del 2006 presentò le dimissioni dall’incarico episcopale per raggiunti limiti di età sia pure mantenendo l’incarico di Amministratore apostolico sino al gennaio 2007.

Scomodo vescovo-leghista per alcuni, coraggioso difensore dell’occidente cristiano per altri: non è mai stato un pastore accomodante, mons. Maggiolini, scrive Paolo Foschini sul “Corriere della sera” del 12 novembre. Uno che ripeteva «l’ottimismo è la virtù degli imbecilli» e secondo cui «il nostro distintivo è il Credo, non il dialogo». Eppure, tra i tantissimi estimatori e i forse ancor più numerosi critici che ha avuto per una vita al suo seguito, neppure questi ultimi hanno mai potuto contestare a mons. Alessandro Maggiolini di non essere un uomo schietto.

Una settimana prima del Natale 2005, in una delle sue ultime omelie da vescovo, era riuscito a far piangere metà dei bambini della cattedrale di Como proclamando loro che «non è Babbo Natale, ma a portarvi i doni sono papà e mamma rintronati dalla pubblicità». E con lo stesso tono diretto, due anni prima, aveva annunciato ai preti della sua diocesi la propria condanna: «Non amo i giri di parole, ho un tumore al polmone sinistro». «Ho paura della morte perché implica il dolore – diceva – e peggio ancora una domanda terribile: sono stato leale con me stesso?». Ora – continua Foschini –, che il suo asserito leghismo fosse da lui stesso definito «una “fola” inventata da uomini senza fantasia» può anche essere un dato di fatto: «Non riuscirei mai ad essere leghista – ebbe a dire – se non altro perché ho il culto di una lingua italiana elegante».

«Zelante sacerdote» «valido docente» e «sollecito pastore»: così il Papa ha ricordato mons. Maggiolini in un telegramma di cordoglio, a firma del Cardinale Segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone. Benedetto XVI, ha riferito la “Radio Vaticana”, in occasione dei funerali svoltisi giovedì sera nel Duomo della città lariana, ha ricordato «il fervido impegno» del presule nella redazione del catechismo della Chiesa e il suo «generoso ministero» all’interno della comunità diocesana, assicurando per lui e i fedeli «fervide preghiere di suffragio». Durante la celebrazione funebre è stata data lettura del testamento spirituale di mons. Maggiolini, nel quale egli ha chiesto di essere sepolto in Cattedrale, accanto all’altare dell’Assunta, in una tomba con un sarcofago semplice, con su scritto una frase in latino: «Ne mors dissociet quos sociavit amor» (la morte non divida chi l’amore ha unito).

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