Chiarezza sul Covid-19: intervista al Dr. Renzo Puccetti

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Sul Coronavirus o Covid-19 aumenta la confusione, sia a livello di giudizi che di informazioni. Il  Dr. Renzo Puccetti, specialista in Medicina Interna, membro della Commissione Bioetica della Regione Toscana ci aiuta a far chiarezza con questa intervista a “Corrispondenza Romana” 

Dr. Puccetti, se condo Lei il Covid-19 è solo una brutta influenza?

No, purtroppo. È vero che in molti casi il nuovo Coronavirus (2019-nCoV) causa una forma clinicamente indistinguibile dalla comune influenza, febbre, tosse, brividi, dolori muscolari, cefalea, e come l’influenza guarisce, o addirittura può decorrere in maniera del tutto asintomatica. Ma c’è una percentuale in cui le cose non vanno così bene e il virus raggiunge gli alveoli polmonari provocando una polmonite tanto estesa da causare l’insufficienza respiratoria del paziente, la necessità di una ventilazione assistita e talora la morte del paziente.

Che cosa è l’indice erre zero (R0), di cui si sente parlare in questi giorni?


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È il tasso di diffusione ad altre persone dell’infezione da parte di una persona infetta. Per la normale influenza l’R0 è comunemente intorno a 1,3. È un po’ più alto nelle annate in cui il virus influenzale muta maggiormente.

Qual è l’indice erre zero del Covid-19?

L’OMS ha posizionato a gennaio l’R0 tra 1,4 e 2,5, tuttavia le pubblicazioni più recenti danno il dato in una forbice tra 2,2 e 3,5. Vuole dire che nell’epidemia di Covid-19 10 pazienti infetti tramettono il virus a 22-35 altre persone.


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Può farci un confronto tra il tasso di letalità di una normale influenza e quello del Covid-19?

L’Istituto Superiore di Sanità stima che l’anno scorso 8 milioni e centomila persone abbiano contratto l’influenza e che 8.000 di queste siano decedute direttamente o indirettamente a causa dell’influenza. A livello globale ad oggi si contano 2.858 decessi da Coronavirus su un totale di 83.381 persone infette, è il 3,4%. In Italia abbiamo invece che tra le persone infettate dal 2019-nCoV il 2,4% è deceduto e un ulteriore 7,2% di persone è costretto alle cure della terapia intensiva; sono indici di letalità e morbilità decine di volte superiori rispetto a quelli della comune influenza.

Quale è il potenziale di infezione del Covid-19 in Italia?


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Con un R0 2-3 volte più elevato, in assenza di provvedimenti di contenimento, di un vaccino, di farmaci efficaci o di mutazioni del virus che ne riducano la carica infettiva, il numero di infetti può diventare 2-3 volte quello della comune influenza stagionale.

Il nostro sistema sanitario è in grado di sopportare un numero così alto di persone infette?

Nessun sistema sanitario potrebbe fare fronte ad una simile sfida. Le scene che ci sono giunte dalla Cina, che pure ha risorse economiche e umane enormi, hanno dato un’idea del collasso delle strutture sanitarie, con la necessità di costruire interi ospedali da migliaia di posti-letto in tempi record. In una settimana i pochi casi del lodigiano sono diventati 531 nella sola Lombardia e questo ha iniziato a saturare alcune rianimazioni costringendo dirottare i malati gravi verso altri ospedali. Se il contenimento dell’epidemia, Dio non voglia, dovesse fallire, in breve tempo raggiungeremmo il punto di saturazione delle risorse.

Qual è il potenziale di letalità del Covid-19?

Mi limito a riportarle un articolo appena pubblicato sul New England Journal of Medicine dove è scritto: “Se abbiamo fortuna, le misure di controllo della sanità pubblica possono essere in grado di riporre i demoni nel vaso.  In caso contrario, ci troveremo di fronte a una sfida scoraggiante pari o forse maggiore di quella posta dalla pandemia di influenza di un secolo fa”.

Esiste un “picco” dei contagi destinato ad abbassarsi nei prossimi mesi?

Ogni epidemia conosce una fase di espansione, un picco e poi una decrescita che si ha quando i nuovi casi sono meno dei pazienti che guariscono. Solo che nessuno è ad oggi in grado di fare previsioni su quando ciò avverrà.

Esiste un problema di diffusione del Covid-19 legato agli sbarchi degli immigranti?

Non pare esservi stato fino ad ora, anche se non mi risulta che esistano protocolli per la rilevazione microbiologica per escluderlo. La segnalazione del caso di un italiano positivo a Lagos, in Nigeria, è molto preoccupante, perché potrebbe essere la miccia di un’esplosione epidemica in una megalopoli da 21 milioni di abitanti in un Paese con strutture sanitarie molto fragili e da qui diffondersi nel continente. 

Quale misure dovrebbero essere prese per contenere la malattia?

Gli esperti dicono che la finestra per il contenimento si sta chiudendo. Non è stato creato un muro a difesa del territorio, preferendo la finzione del blocco dei voli diretti mentre avevamo il colabrodo dell’apertura dei voli con scalo intermedio. Abbiamo demandato la difesa delle vite nostre e delle nostre famiglie allo Stato e questi sta fallendo. È giunta l’ora di fare da noi. Ancora una volta la società ha bisogno della famiglia. Se si realizzerà lo scenario peggiore paventato sul New England Journal of Medicine, dovremo assumere in prima persona la difesa delle nostre case con tutte le misure igieniche e comportamentali necessarie. Dovremo pensare che la vita consumistica non sarà più possibile. Sono prevedibili conseguenze terribili, ma tra tanta sofferenza e paura, si rivelerà la bontà nascosta in molti cuori.

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