Chi sono i vincitori del primo turno in Francia? I sondaggi

(di Mauro Marabini) Alla fine, in Francia, i trionfatori del primo turno delle presidenziali sono stati i sondaggi, che in Inghilterra e negli Stati Uniti erano stati sconfitti dagli inattesi successi della Brexit e di Donald Trump. Non solo hanno vinto Emmanuel Macron ( 24,1%) e Marine Le Pen (21,30 %), ma il candidato della Destra repubblicana François Fillon, ha ottenuto il previsto 20,1%, non sufficiente per passare al secondo turno.

Fillon l’ha presa male, ma è riuscito comunque ad evitare il sorpasso, che molti temevano, da parte di Jean-Luc Mélenchon, candidato della vetero-sinistra radicale. Benoît Hamon, il candidato ufficiale dei PS, socialisti francesi, il partito al potere del Presidente della Repubblica, ha racimolato poco più del 6%. La dialettica dei due partiti tradizionali viene dunque sostituita dalla contrapposizione tra una nuova sinistra dai contorni imprecisi, “flou”, come si direbbe in francese, filo europea e globalista e una destra, nazional-popolare, euroscettica ed identitaria.

La destra di Marine Le Pen viene definita dagli avversari come fascista (facho in francese), populista, xenofoba, islamofoba. L’uso di questo linguaggio intimidatorio ha lo scopo di impedire il sostegno alla Le Pen dell’elettorato della destra moderata. Marine Le Pen al contrario vuole accreditare l’immagine di una destra popolare e accattivante. L’annuncio di un accordo con Nicolas Dupont-Aignan ha provocato una reazione rabbiosa dei suoi avversari. Nicolas Dupont-Agnan è a capo del movimento sovranista Debout la France, che ha raccolto quasi il 5% dei votanti al primo turno delle presidenziali. L’accordo con il Front National prevede che, in caso di vittoria, lo stesso Dupont-Aignan divenga primo ministro. Il programma di governo viene moderato e l’uscita dall’euro viene rinviata.

Dupont-Agnan è un gollista e Fillon, che ha inaspettatamente invitato a votare Macron, ha gridato allo scandalo per questo accordo, vedendo in esso un tradimento dei valori della Destra repubblicana. Dalle sponde di sinistra sono arrivati proclami isterici contro il fascismo incombente come se ci fossero alle porte divisioni corazzate delle SS. Un esempio è il comunicato trasmesso alla vigilia del 1° Maggio da un’associazione di ex deportati, vittime del nazismo e partigiani.

Nel comunicato ripreso da tutta la stampa (cfr. Le Monde et AFP del 30 aprile 2017) viene drammaticamente evocato il pericolo rappresentato dall’estrema destra, dalle sue politiche di odio e di divisione sociale che sono i sintomi di quei sentimenti che portarono, in Germania e in altri paesi, i nazisti al successo elettorale. Il comunicato è scaturito nel corso di una riunione che ha avuto luogo al “Camp des Milles” vicino a Aix-en-Provence, un ex campo di concentramento e di detenzione rimasto intatto, a futura memoria, e trasformato in museo. Al 30 aprile, ad una settimana esatta dal fatidico secondo turno, i sondaggi dicono che il 60% dei suffragi andrà a Macron, il 40 % a Marine Le Pen.

Stando a quello che è accaduto al primo turno le previsioni dovrebbero essere rispettate. C’è da sottolineare che, a differenza di altri Paesi, i sondaggi in Francia sono rigorosamente regolamentati e posti sotto il controllo di una apposita commissione indipendente dal potere politico. La legge che la regola è del 1977 ed è stata aggiornata nel tempo al fine di garantire la sua corretta applicazione.

Il controllo riguarda il rigore metodologico con la quale gli stessi sondaggi sono effettuati. Viene indicato il campione scelto, quante persone vengono interpellate quando ha avuto luogo e chi li ha commissionati. Viene anche ripetutamente ricordato che i sondaggi non sono previsioni, ma foto del momento e che vi sono margini di errore che dipendono dalle procedure adottate. Resta il fatto che opinionisti, giornali, agenzie varie e i mezzi di comunicazione in generale, fanno un uso disinvolto, eccessivo e partigiano dei sondaggi, al fine di manipolare l’elettorato e che tutto in realtà può ancora accadere.

Vi sono infatti elementi nuovi che possono modificare il voto: i comizi dei candidati degli ultimi giorni e l’incontro televisivo di mercoledì 3 maggio. In televisione saranno faccia a faccia Marine Le Pen col suo nuovo programma concordato con il leader del movimento sovranista ed Emmanuel Macron, portatore di una proposta di “modernizzazione” della Francia che raccoglie i progressisti di destra e di sinistra. Intanto Marine Le Pen guadagna terreno ogni giorno e la figura di Macron continua a rimanere oscura. La sua apparizione sulla scena politica francese data all’agosto 2014 quando viene nominato ministro dell’economia dal presidente Hollande. Dopo essere rimasto due anni in carica, fonda il movimento En marche e annuncia che si candiderà come presidente.

Da una inchiesta del settimanale Monde et vie (marzo 2017) emerge che la mappa dei suoi sostenitori e seguaci è composta da politici come François Bayrou, presidente del movimento centrista Modem, Robert Hue, ex segretario del Partito comunista francese, Daniel Cohn-Bendit, liberal libertario, Alain Madelin, a suo tempo leader del Partito liberale, Bertrand Delanoë già sindaco socialista di Parigi e tanti altri meno noti; i principali mezzi di comunicazione di massa (Canal Plus, Le Monde, l’Observateur, BFMTV, Le Parisien, les Echos ecc.); centri studi e fondazioni radical-progressiste, come la Fondation Jean Jaurès (socialista), Terra Nova, Institut Montaigne (liberale) ed altri; intellettuali e opinionisti da Jacques Attali ad Alain Minc; e soprattutto tante banche e alcuni imprenditori rampanti, oppure legati alla nuova industria numerica o all’intervento dello Stato.

Due tra tutti emergono: Jean-Marc Borello presidente e fondatore del Gruppo SOS, numero uno della cosiddetta economia sociale, (15.000 salariati e 900 milioni di euro di fatturato), detto in Francia “le Bill Gates du social” e Marc Simoncini fondatore di MEETIC e Sensee. Più defilati vi sono pure, fra altri, componenti della oligarchia del censo come Pierre Bergé, mecenate e uomo d’affari con tanti interessi, Xavier Niel di FREE, e Patrick Drahi, SFR. Accetteranno i francesi di continuare ad essere governati da queste oligarchie? Lo sapremo alle 20,00 del 7 maggio. Fino a quel momento continueremo a diffidare dei sondaggi. (Mauro Marabini)

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