Chi sono i partecipanti al Sinodo eco-modernista

(Veronica Rasponi) Sarà un’assise senza precedenti di teologi indigenisti e della liberazione, modernisti ed ecologisti, quella che si riunirà in Vaticano dal 6 al 27 ottobre. Lo si deduce chiaramente dall’elenco dei 185 partecipanti all’Assemblea speciale per la Regione panamazzonica che si tiene sul tema Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale.

Il segretario generale sarà il cardinale Lorenzo Baldisseri e i tre presidenti delegati i cardinali Baltazar Enrique Porras Cardozo, Amministratore Apostolico di Caracas e Arcivescovo di Mérida (Venezuela), Pedro Ricardo Barreto Jimeno, S.J., Arcivescovo di Huancayo (Perù), Vice Presidente della Rete Ecclesiale Panamazzonica (REPAM); João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata. Relatore generale è il cardinale Cláudio Hummes, o.f.m., Presidente della Commissione Episcopale per l’Amazzonia della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (c.n.b.b.) e Presidente della REPAM; segretari speciali padre Michael Czerny, S.J., Sotto-Segretario della Sezione migranti del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e mons. David Martínez de Aguirre Guinea, o.p., Vicario Apostolico di Puerto Maldonado (Perù). Centodue sono i vescovi provenienti dalle circoscrizioni ecclesiastiche della regione amazzonica: 4 dalle Antille, 12 della Bolivia, 58 dal Brasile, 15 dalla Colombia, 7 dall’Ecuador, 11 del Peru, 7 dal Venezuela. Poi ci sono 13 capi dicastero della Curia Romana, 15 membri eletti dall’Unione dei Superiori Generali e 33 membri di nomina pontificia. Tra questi i cardinali Christoph Schönborn, Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, e Reinhard Marx; mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Gran Cancelliere dell’Istituto Teologico “Giovanni Paolo II”; mons. Marcelo Sánchez Sorondo, Cancelliere delle Pontificia Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali e il padre Antonino Spadaro, S.J., Direttore del La Civiltà Cattolica (Italia). Nessuno dei più stretti amici di papa Francesco manca.

Tra i 19 membri del Consiglio presinodale spiccano il cardinale Pedro Ricardo Barreto Jimeno, S.J., Arcivescovo di Huancayo (Perù), Vice Presidente della REPAM e mons. Erwin Kräutler, c.pp.s., Vescovo Prelato emerito di Xingu (Brasile). Tra i 25 “esperti” troviamo nomi come Eleazar López Hernández, sacerdote indigeno cattolico appartenente al popolo zapoteca, e Paulo Suess, esperto in Teologia inculturata e pastorale in Amazzonia tra i popoli indigeni. Tra i 55 uditori, quasi tutti attivisti dell’indigenismo, troviamo Aikumale Alemin, candidato al Diaconato permanente e membro del gruppo etnico “Amerindian Wayana”; Tapi Yawalapiti, Leader delle 16 tribù di Alto-Xingu (Mato Grosso); Dorismeire Almeida de Vasconcelos, Coordinatrice della pastorale e movimenti di difesa dei diritti umani e ambientali (Prelatura del Xingu); Judite da Rocha, Coordinatrice Nazionale del Movimento delle vittime delle dighe; Patricia Gualinga, Leader indigena nella difesa dei diritti umani delle comunità Kichwa di Sarayaku (Ecuador); Enrique Matareco Pofueco, leader del popolo indigeno Ignaciano Mojeño; suor Mary Agnes Njeri Mwangi, esperta in Teologia indigena e Dialogo interreligioso, «coinvolta nel cammino della Chiesa in Roraima, in particolare nella pastorale dei Popoli Originari» e perfino, non si capisce a quale titolo, Carlo Petrini, Fondatore e Presidente dell’associazione no-profit Slow Food.

Ma l’elenco più eloquente è quello dei dodici “invitati speciali”, tra i quali esponenti di lobbies mondialiste e anti-nataliste: Ban Ki-moon, ex-Segretario Generale delle Nazioni Unite (Corea); René Castro Salazar, Assistant Director General del Dipartimento della Fao Climate, Biodiversity, Land and Water (Costa Rica); José Gregorio Díaz Mirabal, Presidente del Congresso delle Organizzazioni Indigene Amazzoniche (Coica) (Venezuela); Jean-Pierre Dutilleux, Cofondatore e Presidente onorario dell’Associazione Forêt Vierge, promotore degli indigeni Kayapò (Francia); Josianne Gauthier, Segretaria Generale della Alleanza Cattolica Internazionale di Agenzie di Sviluppo (Canada); padre Miguel Heinz, s.v.d., Presidente di Adveniat (Germania); Luis Libermann, Fondatore della Cattedra del Dialogo e della Cultura dell’incontro Neuquén, Imprenditore del mondo dell’acqua (Argentina); Carlos Alfonso Nobre, Premio Nobel per la Pace 2007; Jeffrey D. Sachs, Professore di Sustainable Development presso il Center for Sustainable Development della Columbia University (Stati Uniti d’America); Hans J. Schellnhuber, Professore di Atmospheric Physics e Direttore Emerito del Potsdam Institute for Climate Impact Research (Germania); Mons. Pirmin Spiegel, Direttore Generale di Misereor (Germania); Victoria Lucia Tauli-Corpuz, Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene (Filippine).

Le biografie di ognuno di questi personaggi e le strutture che stanno alle loro spalle, come la REPAM, creata per “indigenizzare” la Chiesa, rivelano quali sono gli obiettivi del Sinodo. Non si tratterà solo di dare un “volto amazzonico” alla Chiesa”, come afferma l’Instrumentum laboris. Una dei partecipanti al Sinodo come “esperta”, Marcia María de Oliveira, “Dottore in Società e culture Amazzoniche,” ha dichiarato che «Il Sinodo rappresenta un’importante opportunità per ‘amazzonizzare’ il mondo». Lo stato maggiore eco-modernista si è schierato al gran completo per realizzare questo obiettivo. Chi si schiererà pubblicamente contro questo delirio? 

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