Chi non ci sta alla proposta di Bondi sulle coppie gay

Magliano SilvioAlcuni del Pdl non ci stanno alla proposta di Bondi sulle coppie omosessuali. E hanno fatto partire una lettera a “Il Foglio” di Ferrara per esprimere la propria distanza dal progetto sulle unioni civili.
In particolare Silvio Magliano, giovane vicepresidente del Consiglio Comunale di Torino, che ha controfirmato la lettera. “
L’espressione diritto naturale,” afferma la lettera “è per molti oggi quasi incomprensibile a causa di un concetto di natura non più metafisico, ma solamente empirico”. Insieme a Magliano altri tre amministratori locali del Pdl.
Bondi viene anche definito “
Il teorico del partito dell’amore” che “detta l’agenda sul riconoscimento giuridico delle relazioni omoaffettive”.

Non si è fatta attendere la reazione di Bondi, che si avvale della libertà di coscienza per controbattere.
Sempre nella lettera:
“Si apra un dibattito serio e, magari, sottoposto al giudizio dei nostri militanti e tesserati. Chi avrà più filo tesserà più tela”.

Ma la lettera non è piaciuta a molti. Un giornale locale, “Lo Spiffero”, la definisce “Improvvida, irrispettosa, fuori luogo”.
Si dice tanto di volere i giovani al governo. Ma quando esprimono valori vicini al cattolicesimo, nella piena democrazia, diventano subito scomodi.
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28 Maggio 2013
Unioni gay, il ciellino rischia le chiappe

Duro scontro con Bondi che apre alle coppie omosex. “Basta annunci, si apra un dibattito e chi avrà più filo tesserà la propria tela”. Ma l’ex ministro replica stizzito: “Una provocazione contro la mia persona”. In arrivo provvedimenti disciplinari?

Improvvida, irrispettosa, fuori luogo. Dalle parti di via Grazioli e nel cerchio magico berlusconiano ha indispettito molti la lettera aperta inviata al Foglio di Giuliano Ferrara dal vice presidente del Consiglio comunale di Torino e coordinatore cittadino Silvio Magliano per stigmatizzare le recenti aperture alle unioni gay del coordinatore nazionale Sandro Bondi, peraltro subito accolte da pezzi da Novanta del partito come Giancarlo Galan e Laura Ravetto. Con lui altri tre amministratori locali del Pdl, tutti legati a Comunione e liberazione: Matteo Forte, vice capogruppo Pdl a Milano, Filippo Boscagli, capogruppo a Lecco, e Giovanni Botti, consigliere comunale a Piacenza.

«Il teorico del partito dell’amore detta l’agenda sul riconoscimento giuridico delle relazioni omoaffettive» si legge nella missiva carica di stizza redatta dai giovani eredi di don Giussani: «Si apra un dibattito serio e, magari, sottoposto al giudizio dei nostri militanti e tesserati. Chi avrà più filo tesserà più tela». Citano Benedetto XVI, affermando di essere ben consci che “l’espressione diritto naturale” è “per molti oggi quasi incomprensibile a causa di un concetto di natura non più metafisico, ma solamente empirico”. Il tutto, però, «senza espropriare di contenuti il proprio pensiero anche politico, con la conseguente assimilazione alla visione antropologica della sinistra». Pesanti anche i giudizi sul partito: «È curioso che ciò avvenga in un partito in cui non si fanno più congressi, non ci sono tesi che vengono formulate e poi sottoposte all’approvazione di un’assemblea di delegati, a livello locale non esistono sedi, né luoghi di ascolto e dibattito, mancano le risorse per informare i cittadini circa la propria attività o per iniziative territoriali».

Non si è fatta attendere la replica stizzita dell’ex ministro, che difinisce la lettera «inutilmente e provocatoriamente polemica nei confronti della mia persona». Provvedendo a segnalare la vicenda agli organi nazionali e locali del partito.

E dopo il botta e risposta ora c’è chi teme che inizino le rappresaglie. L’attacco potrebbe costare caro all’ambizioso astro nascente del mondo ciellino torinese. Nessuno, infatti, si è dimenticato che fino a poche ore della chiusura delle liste, Magliano era pronto a far le valigie per un posto in parlamento con Scelta Civica e che ancora oggi i contatti con il ministro Mario Mauro, suo padrino politico, sono frequentissimi. “Che proprio lui ora debba dettare l’agenda delle priorità nel nostro partito mi sembra eccessivo” commenta a mezza bocca un dirigente locale. Improbabile che trovi una sponda anche nel coordinatore regionale Enrico Costa, il quale, in ossequio alla sua formazione liberale, quando sedeva tra i banchi di Palazzo Lascaris, aveva anche presentato una proposta di legge per l’istituzione delle unioni di fatto.

Fonte: Lo Spiffero
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28 maggio 2013
Bondi benedice le unioni gay, nel Pdl protestano e lui rincara la dose. Qui

La nota di Sandro Bondi sulle unioni gay non mobilita consensi nel Pdl. “Non capisco – aveva scritto il coordinatore del partito del Cav. – perché i cattolici debbano fare delle battaglie contro chi invoca il riconoscimento delle unioni fra omosessuali”. A rispondergli, con una dura lettera aperta al Foglio, quattro giovani consiglieri comunali, con incarichi importanti a livello locale nel partito: “Bondi – scrivono Matteo Forte, vicecapogruppo Pdl al comune di Milano, Silvio Magliano, vicepresidente del Consiglio comunale di Torino e coordinatore cittadino, Filippo Boscagli, capogruppo al comune di Lecco e Giovanni Botti, consigliere comunale di Piacenza e commissario cittadino – ritiene urgente che il Pdl superi le posizioni del Pdl in tema di unioni civili. E’ curioso che ciò avvenga in un partito in cui non si fanno più congressi, non ci sono tesi che vengono formulate e poi sottoposte all’approvazione di un’assemblea di delegati, a livello locale non esistono sedi, né luoghi di ascolto e dibattito, mancano le risorse per informare i cittadini circa la propria attività o per iniziative territoriali. Ma tant’è. Il teorico del partito dell’amore detta l’agenda sul riconoscimento giuridico delle relazioni omoaffettive. Ne prendiamo atto. A questo punto però si apra un dibattito serio e, magari, sottoposto al giudizio dei nostri militanti e tesserati. Chi avrà più filo tesserà più tela. Tuttavia non si proceda con gli annunci, mettendo sotto i piedi la nostra Carta dei valori e facendo compiere al Pdl un’inversione a U su un tema che, quando è stato posto in tutta Europa – come di recente in Francia – ha spaccato l’opinione pubblica. Si formino proposte puntuali, si discutano in luoghi appropriati e ci si confronti. Senza tacciare gli altri di ‘oscurantismo’. Magari si scoprirà che tanti giovani impegnati nel Pdl sono cresciuti alla scuola del prof. Ratzinger e non hanno paura di discutere di nulla. Sanno che l’espressione ‘diritto naturale’ è ‘per molti oggi quasi incomprensibile a causa di un concetto di natura non più metafisico, ma solamente empirico’ (Benedetto XVI, 12 febbraio 2007), e che per questo ‘appare in tutta la sua urgenza la necessità di riflettere sul tema’. Senza però espropriare di contenuti il proprio pensiero, anche politico, con la conseguente assimilazione alla visione antropologica della sinistra. Quella, per intenderci, per cui l’orientamento sessuale è solo un prodotto della volontà e nulla c’entra con il dato biologico della persona. Perché nella lezione impartitaci dal teorico del partito dell’amore abbiamo sentito riecheggiare anche questo. Si apra, invece, un dibattito serio facendo chiarezza sull’oggetto referente di un eventuale intervento legislativo. Poiché un conto è la famiglia fondata sul matrimonio. Un altro le formazioni sociali, ai cui membri è pur giusto riconoscere connessi diritti. E doveri”.

La risposta di Bondi non si è fatta attendere, ed è piuttosto piccata. “Prendo atto – dice il senatore pdl al Foglio – che la formulazione della lettera è inutilmente e provocatoriamente polemica nei confronti della mia persona. Con malcelata ironia, vengo definito più volte ‘il teorico dell’amore’. Purtroppo è tipico di molti esponenti del nostro partito, che non sono mai stati educati a un confronto rispettoso fra opinioni e idee diverse. Io ci ho provato con il mio impegno politico e culturale, nonché con le mie pubblicazioni, ma vedo che i frutti sono molto scarsi, a giudicare dal tono e dai contenuti di questa lettera”. Forse è il tema così delicato e importante a far alzare i toni agli autori della lettera, che citano la Carta dei valori del Pdl che parla di “famiglia naturale fondata sul matrimonio, formata dall’unione di un uomo e di una donna”. Bondi rivendica “come semplice militante del partito la libertà di coscienza, la libertà cioè di testimoniare le mie convinzioni su questioni sia di ordine etico sia morale. La mia è la testimonianza – prosegue – di un militante del Pdl che ha contribuito a scrivere la nostra Carta dei valori e che, come credente, non si riconosce nelle posizioni di alcuni ‘atei devoti’ o rappresentanti teo-con i quali, pur non avendo il dono della fede, si riconoscono tuttavia nella tradizione culturale del cristianesimo e in nome di questa tradizione conducono aspre battaglie contro alcuni aspetti della modernità”. Modernismo contro oscurantismo? “Non ho mai accusato di oscurantismo chi non la pensa come me. Diversamente sono stato tacciato di essere un laicista solo per avere espresso opinioni che hanno un largo seguito nella chiesa cattolica”.

I cattolici però rappresentano una parte importante del partito, e la richiesta dei giovani consiglieri comunali di aprire un dibattito basato su proposte puntuali all’interno del Pdl, anziché procedere per annunci, ha le sue ragioni. “I sottoscrittori della lettera non si preoccupino – assicura il coordinatore nazionale – ci sarà la possibilità di avviare un confronto nel nostro partito come auspicano, a cui non mi sottrarrò, anche se sulle questioni richiamate non vi sarà obbligo per nessuno di adeguarsi alle posizioni della maggioranza”. Bondi non si risparmia una stoccata finale: “In attesa di questo confronto, che spero più informato e meno strumentale di quanto emerge dai contenuti della lettera, come semplice parlamentare presenterò una proposta di legge sul testamento biologico, che temo farà infuriare i giovani promettenti e scalpitanti firmatari della lettera”.

di Piero Vietti

Fonte: Il Foglio

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