Catalogna: omofobia, si è colpevoli fino a prova contraria!

Mas ArturDi Artur Mas (nella foto) si è fatto un gran parlare in questi giorni sulla stampa anche italiana a proposito del referendum sì, referendum no per l’autonomia della Catalogna dalla Spagna. Ciò che invece non si è detto è proprio ciò che, dal punto di vista etico, risulta essere di maggior interesse. Ormai il laicismo spinto in Occidente impazza a colpi di leggi cristianofobiche: mentre l’Irlanda si sta chiedendo se depenalizzare o meno la blasfemia – come pare probabile -, ecco che il parlamento catalano ha purtroppo approvato giovedì scorso una legge contro l’omofobia, legge che prevede tra l’altro un duro regime sanzionatorio per chiunque discrimini la galassia di gay, lesbiche, bisex, transex ed intersex.

Vi si è giunti dopo un iter controverso e due affossamenti in aula, nonostante il voto assolutamente contrario del Partito Popolare e le acrobazie dell’Udc, impegnato a recepirne solo una parte e scartarne un’altra, come al mercato. Ciò che più sconvolge, tuttavia, è un altro aspetto ovvero che la normativa, rimasta in stand by dopo il ricorso del Pp davanti al Consiglio delle Garanzie Statutarie, impone per la prima volta l’inversione dell’onere della prova ovvero l’imputato è colpevole fino a prova contraria: sconcertante!

Al punto da spingere i Popolari a definirne «non necessario», «ideologico» ed «altamente interventista» il testo, aspramente criticato anche dai Vescovi catalani e da alcune organizzazioni cattoliche, considerando come esso «brindi ai privilegi» della lobby omosessuale, privilegi viceversa negati «ad altri gruppi a rischio di discriminazione», obbligando peraltro scuole e università a «promuovere un particolare orientamento sessuale».

In aula le maggiori controversie han riguardato, anziché i principi di fondo (ove si sarebbe dovuto concentrare viceversa lo scontro in un’ottica di bene comune), esclusivamente le sanzioni: si va dal lavoro rieducativo obbligatorio a contravvenzioni proporzionate alle infrazioni commesse, a seconda che siano lievi, gravi o molto gravi, a seconda cioè che siano offese verbali, ostacolo nell’accesso ai servizi pubblici oppure azioni che incitino all’odio. Le multe possono tener conto del reddito oppure tradursi in un’esclusione dagli aiuti e dalle sovvenzioni pubbliche fino ad un massimo di cinque anni.

E’ opportuno ricordare come Presidente della Generalitat de Catalunya ovvero del governo regionale sia Artur Mas i Gavarro, peraltro a capo anche del CiU, una coalizione di partiti che raggruppa il Cdc liberal-democratico e l’Udc d’ispirazione cristiana. Per questo, l’Udc ha tenuto per tutta la discussione un profilo a dir poco basso, tiepido, tentando di dare un colpo al cerchio ed un altro alla botte, di tener cioè buono l’elettorato cattolico ed al contempo di non mettere i bastoni fra le ruote al parlamentino catalano.

Tale legge sull’omofobia rende ancor più precaria e meno credibile la posizione di Artur Mas, già compromessa dalle generose aperture al voto musulmano in cambio dell’indipendenza dalla Spagna: egli è infatti anche segretario generale del Cdc-Convergenza Democratica di Catalogna, partito che ha votato risolutamente, assieme alle Sinistre, a favore della nuova norma omosessista. Com’è possibile per un partito sedicente cristiano come l’Udc restare in coalizione con chi tradisce l’insegnamento morale della Chiesa? Com’è possibile per l’elettorato cattolico catalano riconoscersi ancora in referenti politici, che di fatto calpestano pesantemente i suoi Ideali ed i suoi Valori, specialmente quelli non negoziabili? Fino a quando questa farsa?

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