Card. Elio Sgreccia (1928-2019), alcune responsabilità che non si possono dimenticare

(di Marisa Orecchia) Moriva il 5 giugno scorso, a Roma, prossimo a compiere novantun anni il Cardinale Elio Sgreccia. Unanimamente riconosciuto come pioniere e padre della bioetica, a lungo presidente della Pontificia Accademia per la vita, autore fecondo di importanti opere tra cui il fondamentale Manuale di Bioetica, ha percorso l’antropologia personalista dai temi dell’inizio della vita a quelli della fine, giocando un ruolo importante nel campo della nascente disciplina della bioetica da lui saldamente ancorata alla secolare riflessione etico-antropologica di derivazione tomista.

Duole perciò ricordare, di fronte a tanti e tali meriti, che il Cardinale Sgreccia scelse di sostenere e avallare, con la sua autorevolezza, la strategia compromissoria che Carlo Casini, europarlamentare e presidente del Movimento per la vita italiano, mise in atto, nel tempo in cui si andava preparando la stesura di quella che sarebbe diventata la legge 40 sulla procreazione artificiale.

Leggiamo sul n. 197 di Anime e Corpi – Rivista di Bioetica, Psicologia e Pastorale sanitaria (OARI- Ed. Salcom, Brezzo di Bedero, Varese), alle pagg. 301-302 che «la Fondazione Nuovo Millennio, a partire dal mese di aprile 1997, ha riunito un gruppo di parlamentari italiani con i quali ha approfondito il tema della procreazione medicalmente assistita, attualmente oggetto dei lavori della Commissione per gli Affari Sociali della Camera, presieduta dall’on. Marida Bolognesi. La sollecitazione ad operare venne alla Fondazione dall’Europarlamentare Carlo Casini, che già si era prodigato presso i segretari politici dei partiti di ispirazione cristiana per ottenere un loro impegno comune sulle leggi riguardanti la bioetica […] Il gruppo comprende oltre a Casini e Gambale, l’on. Salvatore Giacalone (Ppi), Maretta Scoca (Ccd), il senatore Maurizio Ronconi (Cdu), l’on Maria Burani Procaccini (Forza Italia), l’on. Alfredo Mantovani (An). Agli incontri ha partecipato, portando un rilevante contributo, la dottoressa Di Pietro, in rappresentanza di S.E. Mons. Elio Sgreccia che, attraverso la Di Pietro, ha seguito i nostri lavori. […] Siamo così arrivati ad un testo di legge che il gruppo intende presentare ufficialmente attraverso un convegno da tenersi nella prima metà di novembre in una sede istituzionale prestigiosa, alla presenza di autorità civili e religiose».

Tale testo di legge, varato quindi con la supervisione di Mons. Sgreccia, fu presentato il 19 dicembre dello stesso anno all’almo Collegio Capranica con l’adesione dei due Forum cattolici della famiglia e della Sanità e ufficializzato nel Manifesto sulla fecondazione artificiale. Elaborato per iniziativa cattolica, presentato in sede cattolica, diventato pertanto a tutti gli effetti la proposta cattolica, questo testo rinunciava aprioristicamente a rifiutare in toto le pratiche della fecondazione extracorporea (fivet) e si attestava sulla scelta strategica del sì alla fivet omologa contro la fivet eterologa e gli altri abomini del Far west procreativo.

Era una scelta opportunistica fatta in nome di certo realismo politico consapevole che la linea del no a tutto campo alla fivet non sarebbe passata, ma era una scelta che, rinunciando a mettere in discussione la fecondazione extracorporea in sé, rinunciava anche a tutelare la vita di tutti quegli embrioni che la fivet, quale tecnica in sé, manda a morte in una strage di cui oggi, a quindici anni di distanza, possiamo contare le cifre catastrofiche.

Ma la rinuncia ancora più grave, se possibile, fu quella a dire la verità per intero: se infatti tale proposta aveva l’imprimatur cattolico tramite l’avallo di un Principe della Chiesa e la condivisione incondizionata di tutto il mondo cattolico, CEI e Avvenire in testa, doveva essere buona, né poteva essere discussa né tanto meno disapprovata. Censura e ostracismo colpirono quanti, soprattutto all’interno del Movimento per la vita, non si rassegnarono a subire tale linea e tentarono di bucare il silenzio mediatico con le ragioni del diritto naturale e del bene della società intera.

Il Cardinale Sgreccia sostenne con decisione la scelta fatta. Ne dà atto un suo autorevole articolo apparso sull’Osservatore Romano l’8 aprile 1998 dal titolo “Per una legge significativa sulla procreazione artificiale”, ripreso di sana pianta da Medicina e Morale (settembre/ottobre 1998, pagg. 902-905) che, pur non tralasciando, in chiusura di ricordare che «la dottrina cattolica continuerà a chiedere alle coppie cattoliche, comunque, una più piena e più alta prospettiva, quella di un personalismo plenario, il quale esige che ogni creatura sia procreata da un atto di amore responsabile e personale, espresso nella pienezza della donazione sponsale», si pone  decisamente a sostegno del Manifesto sulla fecondazione artificiale di cui richiama i punti qualificanti: il riferimento alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, la generica protezione dell’embrione umano, la tutela della famiglia.

Del tutto assente in questo corposo e importante testo ogni possibile riferimento alle profonde ragioni antropologiche e culturali contro la fivet, all’altissima sua abortività anche nella versione omologa, allo stravolgimento della famiglia cui, nel tentativo di difenderla e rafforzarla escludendo la pratica dell’eterologa, si finiva con il consegnare, in una tragica eterogenesi dei fini, il diritto di programmare e di fare figli come oggetti esponendoli ad altissima abortività.

In questi pronunciamenti, per tutta la durata dell’iter di formazione della legge, affondano indubbiamente le radici della linea ufficiale del mondo cattolico a sostegno della quale e per tacitare qualche animo inquieto si arrivò a stiracchiare all’inverosimile il n. 73 dell’enciclica Evangelium Vitae e a creare ex-novo la categoria della legge imperfetta.

Permangono oggi, ed è questo il motivo per cui non è giusto stendere il velo pietoso di prammatica sulla vicenda, due gravi conseguenze di questa scelta strategica che ha offuscato la verità nella ricerca del male minore, e non ci si vuole qui riferire alla caduta, per altro da molti prevista dall’inizio, dei molti paletti posti a tutela dell’embrione. La prima grave conseguenza è il quasi generale obnubilamento delle coscienze di quanti, anche fra i cattolici, ritengono oggi lecito accostarsi alla fecondazione artificiale omologa, tratti in inganno dalla contrapposizione omologa sì-eterologa no.

L’altra conseguenza, altrettanto grave, rimane il mancato richiamo all’obiezione di coscienza che la legge 40 prevede per i medici e gli operatori sanitari che vogliano sottrarsi alla pratica omicida della fivet. All’indomani dell’approvazione della legge 194 sull’aborto volontario da tutta la Chiesa italiana si levarono accorati e reiterati appelli affinché i medici esercitassero il diritto all’obiezione di coscienza riconosciuto dalla legge. Per la legge 40 invece, legge cattolica ancorché imperfetta i Pastori sono costretti al silenzio da una logica del tutto comprensibile ma non giustificabile. (Marisa Orecchia)

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