Capi jihadisti in Siria: “ Tutte le croci debbono sparire. Chi non si adegua muore”.

Ribelli in Siria“Tutte le croci debbono sparire. È proibito suonare le campane. Le donne non debbono uscire di casa senza coprirsi la faccia e i capelli. Le statue devono sparire. In caso di inadempienza, si applicherà la legge islamica. In sostanza: chi non si adegua o se ne va o viene fatto fuori”.
È questo il messaggio letto dal Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, e che riporta gli ordini impartiti dai capi jihadisti a padre Hanna e padre Dhiya, i due francescani caduti prigionieri assieme ai fedeli di tre villaggi.
La lettera è stata inviata da Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa. In toni drammatici avverte che il Nord della Siria è ormai in mano ai ribelli estremisti, che
non tollerano la presenza di non musulmani nella regione.
Gli ordini, in particolare, si rivolgono ai villaggi cristiani di Knayem, Yacoubieh e Jdeideh, presso il fiume Oronte. Sono luoghi dove la cristianità esiste sin dalle origini. Qui
duemila cristiani siriani sono stati circondati e fatti prigionieri, e rischiano di venire sgozzati se non rispettano i dettami islamici.
Come sottolinea Gian Micalessin, in un articolo su Il Giornale: “
Il telefono di Padre Hanna è muto da molti giorni. Così come non ci sono più notizie delle dodici suore rapite dai miliziani a Malula. Un cappa di plumbeo silenzio avvolge i villaggi cristiani dall’Oronte. Dietro a quel silenzio attendono duemila vite in pericolo. Se verranno spazzate via l’Occidente e la Cristianità perderanno le proprie radici. Nell’indifferenza pusillanime di un’Europa assente e lontana”.

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Duemila cristiani ostaggi dei tagliagole
Duemila cristiani siriani circondati e prigionieri. Duemila cristiani che rischiano di venir sgozzati se continueranno a esporre i simboli della fede e non imporranno il velo islamico alle proprie donne.

L’allarme arriva da Knayem, Yacoubieh e Jdeideh, tre parrocchie del fiume Oronte dove la cristianità è di casa da duemila anni.

A fare arrivare in Italia l’appello, durante una conferenza al Centro Culturale di Roma è il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali. Legge una lettera inviatagli dal Custode di Terra Santa Pierbattista Pizzaballa. Scandisce gli ordini impartiti dai capi jihadisti a padre Hanna e padre Dhiya, i due francescani caduti prigionieri assieme ai fedeli di tre villaggi stretti tra la città di Idlib e la frontiera turca. «Tutte le croci debbono sparire. È proibito suonare le campane. Le donne non debbono uscire di casa senza coprirsi la faccia e i capelli. Le statue devono sparire. In caso di inadempienza, si applicherà la legge islamica. In sostanza: chi non si adegua o se ne va o viene fatto fuori». In quell’ultimo terribile aut-aut è riassunta la scelta imposta non solo ai Cristiani dell’Oronte, ma a quelli di tutta la Siria.

Padre Hanna Jallouf, il parroco di Knaye conosciuto dai fedeli come Abu Hanna, l’aveva capito da tempo. L’avevamo incontrato nel settembre 2012 al memoriale di San Paolo a Damasco. Era arrivato lì dopo un viaggio fortunoso e drammatico durato tre lunghissimi giorni. Un viaggio durante il quale aveva visto un ordigno scoppiargli a fianco dell’auto e aveva trattato passaggio e incolumità personale prima con i ribelli e poi con i militari. Ma a trattare c’era abituato. Lo faceva dall’estate del 2011 quando i ribelli erano entrati a Knaye seminando il terrore e massacrando 83 soldati governativi. È stata una strage terribile e io l’ho vista con i miei occhi. Prima hanno tagliato la testa al comandante e l’hanno issata sulla terra dell’orologio, poi ne hanno tagliate altre cinque e le hanno deposte davanti alla sede del partito. Ho visto – aveva raccontato al Giornale – cose che non dimenticherò mai, ma ho anche dovuto badare alla mia comunità. Ho incontrato il capo dei ribelli, ho negoziato, l’ho fatto salire in macchina sono andato a cercare assieme a lui i fedeli di cui avevamo perso le tracce». Padre Hanna s’era abituato a convivere con il terrore. E sapeva che al peggio non c’è limite. «Cerchiamo di restare neutrali, ma è difficile avere fiducia in loro. Non sono un esercito di liberazione, sono bande che si muovono alla rinfusa. Più parlo con loro più comprendo quanto siano pericolosi. Moltissimi sono d’ispirazione integralista, almeno il 40 per cento sono fanatici arrivati da Yemen, Iraq e Libano e finanziati da paesi stranieri. Sono la nostra più grande sventura».

Quelle parole del settembre 2012 suonano ora come una lucida profezia. Tra settembre e dicembre di quest’anno i militanti alqaidisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante hanno combattuto e messo in fuga i capi ribelli con cui padre Hanna si sforzava di trattare. Ora i nuovi arrivati, più fanatici dei fanatici, dettano legge a Knaye, Yacoubieh e Jdeideh. E con loro al potere s’è spenta anche la voce di Abu Hanna. Il suo telefono è muto da molti giorni. Così come non ci sono più notizie delle dodici suore rapite dai miliziani a Malula. Un cappa di plumbeo silenzio avvolge i villaggi cristiani dall’Oronte. Dietro a quel silenzio attendono duemila vite in pericolo. Se verranno spazzate via l’Occidente e la Cristianità perderanno le proprie radici. Nell’indifferenza pusillanime di un’Europa assente e lontana.

Gian Micalessin

Fonte: Il Giornale
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19 dicembre 2013
La lettera. Via le croci e donne col velo: chi non si adegua muore

D evo purtroppo e ancora una volta portare alla vostra attenzione la sempre più difficile situazione dei nostri ultimi due villaggi cristiani rimasti nell’Oronte di Siria, dei nostri parrocchiani e dei nostri confratelli che li assistono. Il Nord della Siria è sempre più in mano di ribelli estremisti, mentre le forze cosiddette «moderate» perdono forza. I ribelli che controllavano la «nostra» zona, che fino ad oggi si ritenevano tolleranti, sono stati sostituiti da gruppi estremisti che non amano la presenza dei non musulmani nel loro «emirato». Gli ultimi ordini ricevuti dai nostri frati, padre Hanna e padre Dhiya, sono i seguenti: a) Tutte le croci debbono sparire; b) È proibito suonare le campane; C) Le donne non debbono uscire di casa senza coprire la faccia e i capelli. d) Tutte le statue debbono sparire. In caso di inadempienza, si applicherà la legge islamica. In sostanza: chi non si adegua o se ne va o viene fatto fuori. Questi ordini si applicano a Knayem, Yacoubieh e Jdeideh, che attualmente è servito dai nostri confratelli. Per coloro che forse non conoscono la zona, quei villaggi sono esclusivamente cristiani. Invito ciascuno a pregare per tutte le comunità di Siria, in particolare per coloro che vivono sotto il controllo di questi estremisti. Preghiamo affinché il cuore di queste persone si apra all’ascolto e soprattutto perché il nostro piccolo gregge di Siria continui a confidare nel Signore.
*Custode di Terra Santa

di Padre Pierbattista Pizzaballa*

Fonte: Il Giornale

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