Campagna elettorale. Quo vadis, Berlusconi?

(di Paolo Deotto su Riscossa Cristiana del 18-09-2012) Non si sa ancora quando andremo a votare (i più pessimisti dicono che non si sa nemmeno se andremo a votare), ma siamo di fatto da tempo in campagna elettorale. È una campagna elettorale che ha una caratteristica che balza subito all’occhio: la confusione. Non esistono programmi, se non in confezione spray, non esistono idee. Invece è chiara, evidente e deprimente la corsa alle alleanze che cambiano dall’oggi al domani, è chiara la fibrillazione degli eterni secondi o di quelli che comunque contano ben poco (pensiamo a un Casini, o a un Vendola, o a un Di Pietro) per trovare con chi accasarsi.

Nel gran pasticcio poi emerge chi è altrettanto privo di idee, ma urlacchia un po’ di più, come un Renzi o come un Grillo, vero giullare di Corte, finto protestatario assolutamente funzionale al sistema di potere.

In tutto questo rebelotto, che ricorda molto il volo che fanno i moscerini quando impazziscono attirati da una lampadina accesa, purtroppo il recente intervento di Berlusconi non ha portato chiarezza, salvo che su una cosa: è opportuno che il Cavaliere capisca che è il momento di chiudere in bellezza.

Sia chiaro: resteremo sempre grati a Berlusconi per quello che ha fatto, evitando nel 1994 una deriva autoritaria sinistrorsa. Solo la cattiva fede di chi per quasi vent’anni è campato sull’antiberlusconismo può negare che grazie a Berlusconi l’Italia ha vissuto diversi anni di libertà in più, e ha potuto in parte evitare i danni scrupolosamente causati dai governi di sinistra che si sono inframmezzati ai quattro governi Berlusconi. È altrettanto vero che nessun uomo politico, nella Storia italiana, è stato sottoposto a un massacro giudiziario-mediatico come Silvio Berlusconi, ergo, se è vero che Berlusconi (come tutti i politici) ha promesso molto di più di quanto ha mantenuto, è altrettanto vero che nessuno come lui è stato ostacolato in mille modi, leciti e illeciti.

Tutto vero. Poi però sono successe altre cose, che ci inducono a pensare che la miglior cosa che potrebbe fare il Cavaliere sia ritirarsi dalla politica con l’onore delle armi. Non è una questione di età: Berlusconi a giorni compirà 76 anni, ma questo non vuol dire nulla. Abbiamo giovani che sono perfetti cretini a trent’anni e vecchi che mostrano vivacità e intelligenza a ottanta. E viceversa. Un uomo politico deve avere a cuore il bene delle persone ed essere un galantuomo, giovane o vecchio che sia.

Per fare un esempio a caso, ci andrebbe benissimo anche un vegliardo al Quirinale, purché galantuomo. Ma torniamo a noi. Dicevamo: non è una questione di età. Anzitutto è una questione, ci si consenta il termine, di decenza, che coinvolge peraltro anche Bersani (coinvolgerebbe anche Casini, che però non conta niente, quindi è inutile parlarne). C’è una questione fondamentale di decenza, perché Berlusconi e Bersani non hanno mai realmente spiegato agli italiani i motivi per cui hanno appoggiato e continuano ad appoggiare lo sciagurato Governo che sta affossando l’Italia per la maggior gloria delle banche. Le critiche che periodicamente vengono da loro rivolte ai diktat dei killer UE che siedono a Palazzo Chigi suonano ridicole, quando ad esse fanno seguito disciplinati voti di fiducia da parte di un Parlamento che ha rinunciato al suo ruolo di controllore del Governo e di legislatore.

Già la pesantissima responsabilità che Bersani e Berlusconi si sono assunti mantenendo in vita il Governo Loden dovrebbe quindi indurli a ritirarsi a vita privata. Invece il primo pontifica, sicuro (mah!) di vincere le elezioni e il secondo , dal quale ci aspettavamo più realismo, ha fatto ieri la sua rentrée con l’intervista rilasciata ad Alessandro Sallusti, direttore del Giornale.

Anzitutto non abbiamo capito l’inutile “omaggio” fatto al giovane arrivista Matteo Renzi, che scalcia per avere più potere nel suo partito. Liberissimo di farlo, ma perché Berlusconi ha voluto omaggiarlo, oltretutto ricevendo come risposta da Renzi una previsione di “rottamazione”?  Mistero. Resta la spiacevole sensazione di un Berlusconi che, uomo di grande valore, è però capace di cantonate incredibili a livello di scelta delle persone. Mi scusi, Cavaliere, se mi permetto una domanda: lei oggi riporterebbe al Governo, tanto per fare un nome, un vuoto pneumatico come una Carfagna? Non credo. E perché allora corteggia un Renzi? Cosa spera di ricavarne?

Ma soprattutto sono le cose che Berlusconi non ha detto che ci impressionano. È vero, nella sua intervista espone alcuni progetti apprezzabili di riforma dello Stato, dal monocameralismo, alla riforma dei poteri del Presidente del Consiglio, alle modalità di nomina del Capo dello Stato.

Ma tante cose non le ha dette, e sono le più importanti. Berlusconi è critico nei confronti di un ordinamento europeo che ha sottratto agli Stati la sovranità monetaria, ne espone le nefaste conseguenze, ma non ha il coraggio di fare il passo in più, ossia di dichiarare la necessità di riappropriarsi del diritto ad emettere moneta nazionale. Sembra che dia per scontata la nostra permanenza in questa UE che, di certo non gli sfugge, è un potentato bancario, un gigantesco comitato d’affari che sta mandando allegramente in rovina gli Stati membri, sia per cieca sete di guadagno dei mandanti, sia per distruggere il concetto stesso di sovranità e identità nazionale, in vista della creazione dello “Stato-non Stato” universale, tanto caro ai deliri della massoneria.

Chi progetta una politica in cui finalmente la persona sia al centro, e non le divinità pagane dei “mercati” o della “speculazione”? Chi vuole salvare l’identità cristiana del popolo italiano, le sue ricche tradizioni? Chi si degna di accorgersi che la famiglia, pilastro di una Società sana, sta andando in polvere? E ci siamo limitati solo ad alcune delle domande fondamentali…

Berlusconi, duole dirlo, si è messo, più o meno volutamente, nel gran mucchio dei politici che sembrano non accorgersi che la crisi che viviamo, lungi dall’essere solo una crisi economica, ha radici ben più profonde, e può portare alla distruzione della civiltà, o di quel poco che ne resta.

Non è il momento di bei progetti o di ricerche di alleanze destinate a perpetuare una politica che finirà sempre per autogiustificarsi in base alla necessità di sopravvivere a sé stessa. Stiamo vivendo un momento storico gravissimo, in cui c’è necessità di scelte fondamentali chiare ed univoche, ossia proprio quelle scelte che non abbiamo visto nei progetti berlusconiani.

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