BRASILE: vescovi in difesa della vita

«Ho la certezza assoluta che in questa battaglia la vittoria è già del Vangelo della Vita». Così il vescovo di Guarulhos, mons. Luiz Gonzaga Bergonzini, si è rivolto ai fedeli in una lettera pubblicata il 25 ottobre scorso sul sito della diocesi.


Il vescovo afferma che «d’ora in poi, qualsiasi leader politico, con incarichi esecutivi o legislativi, che sia a livello comunale, statale o federale, quando si occuperà di questa materia che riguarda la difesa o la distruzione della vita, dovrà rendersi conto che oggi, in Brasile, vi è un popolo che ha un’opinione solidamente formata su tale questione; e che vi è una Chiesa che (…) continuerà a combattere in difesa della vita».

Nel primo e nel secondo turno delle elezioni, la Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) aveva divulgato una lettera nella quale mons. Bergonzini chiedeva ai fedeli di non votare per la candidata alla presidenza, Dilma Rousseff, del Partido dos Trabalhadores. «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Con questa frase Gesù definì l’autonomia e il rispetto che deve esserci tra la politica (Cesare) e la religione (Dio).

Per questo la Chiesa non si pone né fa una campagna a favore di un partito o candidato, ma compie la sua missione zelante affinché ciò che è di “Dio” non sia manipolato o usurpato da “Cesare” e viceversa. «Quando avviene questa usurpazione o manipolazione, la Chiesa ha il dovere di intervenire invitando a non votare il partito o il candidato che mette in pericolo la libertà religiosa e di coscienza o la mancanza di rispetto della vita umana e i valori della famiglia, poiché tutto questo è di Dio e non di Cesare. Al contrario esula dalla missione della Chiesa il voler dominare o sostituirsi allo Stato, poiché in questo caso Essa usurperebbe ciò che è di Cesare e non di Dio».

«Nell’attuale congiuntura politica il Partido dos Trabalhadores (PT), mediante il III e IV Congresso Nazionale (rispettivamente nel 2007 e nel 2010), ratificando il 3° Piano Nazionale dei Diritti Umani (PNDH3) e punendo i deputati Luiz Bassuma e Henrique Afonso per aver difeso la vita, si è posto pubblicamente e apertamente a favore della legalizzazione dell’aborto, contro i valori della famiglia e contro la libertà di coscienza». «Non ho dubbi – ha affermato mons. Bergonzini – che la polemica sulla legalizzazione dell’aborto sia stata uno degli elementi che ha fatto passare al secondo turno le elezioni per eleggere il Presidente della Repubblica. Il popolo brasiliano ha voluto riflettere più a fondo su ciò che realmente pensano i candidati sul comandamento biblico “Non uccidere” (Es. 23, 7); il popolo ha cominciato a discutere sull’argomento.

La falsità che l’“aborto è un caso di salute pubblica” ha perso di efficacia; l’affermazione che l’aborto è un’aggressione al corpo della donna è stata smascherata e si è imposta la sua reale definizione: l’aborto è innanzitutto l’assassinio di un essere indifeso».

Dopo le critiche per la sua ferma posizione in difesa della vita umana, per la quale è stato anche minacciato di morte, mons. Luiz ha detto: «Ringrazio i milioni di cristiani e cittadini anonimi che si uniscono al mio grido per la vita dei piccoli indifesi. Ringrazio di tutto cuore le voci solidali e capisco quei fratelli che non sono potuti restare con me ai piedi della croce». «Come vescovo diocesano, responsabile della difesa della fede, della morale e dei principi fondamentali della legge naturale che, essendo naturali derivano proprio da Dio e per questo riguardano tutti gli uomini, denunciamo e condanniamo come contraddittorie rispetto alle leggi di Dio tutte le forme di attentato alla vita, dono di Dio, come il suicidio, l’omicidio e l’aborto che, criminalmente e codardamente, toglie la vita a un essere umano completamente incapace di difendersi.

La liberalizzazione dell’aborto, discussa e approvata da alcuni politici, non può essere accettata da chi si dice cristiano o cattolico. Lo abbiamo affermato più volte e ancora una volta lo ribadiamo: non abbiamo un partito politico, ma non possiamo smettere di condannare la legalizzazione dell’aborto (cfr. Es. 20, 13; Mt. 5, 21)». «Detto questo, raccomandiamo a tutti i veri cristiani e ai veri cattolici di non votare Dilma Rousseff e gli altri candidati che approvano tali “liberalizzazioni”, a prescindere dal partito al quale appartengono».

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