Boom di vendite della pillola dei cinque giorni dopo

(di Alfredo De Matteo) «L’impennata di vendite che arriva a quota 200.507 in dieci mesi, 660 al giorno, è il segnale di un’Italia in cui la prevenzione della gravidanza indesiderata incespica. Soprattutto tra le ventenni», scrive la giornalista Simona Ravizza sul Corriere della Sera del 27 marzo. Tale dato mette in evidenza il completo fallimento delle politiche contraccettive come antidoto all’aborto.

La contraccezione costituisce infatti l’approdo logico ed inevitabile di una mentalità che, rinnegando il fine autentico della sessualità umana, tende a rifiutare aprioristicamente l’evento inatteso di una gravidanza. Cosicché, quando il contraccettivo fallisce c’è l’aborto a “risolvere” il problema, al punto che sono sempre più frequenti i casi di aborti ripetuti, soprattutto tra le adolescenti.

La stretta correlazione tra contraccezione e aborto si evince chiaramente dall’acclarato dato statistico in base a cui il ricorso all’aborto è più diffuso nei paesi in cui è più massiccio il ricorso alla contraccezione. Lo conferma la diffusione dell’aborto chimico che dà la possibilità di rimediare ad una gravidanza indesiderata in maniera anonima, veloce e a un costo relativamente basso. Dal mese di maggio del 2015 l’Aifa (Agenzia Italiana del farmaco) ha dato il via libera alla liberalizzazione della pillola dei cinque giorni dopo, altrimenti detta EllaOne, sulla base di cui per acquistare il prodotto non è più necessario presentare la ricetta medica né un test medico che accerti uno stato di non gravidanza, come si usava fare prima.

Il risultato è stato l’aumento esponenziale delle vendite che tra il 2014 e il 2015 è stato del 664,2% mentre del 95,8% tra il 2015 e il 2016. 200.507 sono le pillole dei cinque giorni dopo vendute in farmacia da gennaio a ottobre 2016, 13.401 nel 2014. Occorre sottolineare che la EllaOne non è propriamente un contraccettivo bensì un cripto abortivo, in quanto tende ad impedire che l’embrione già formato si impianti nell’utero, tramite l’azione di un ormone che altera le reazioni della mucosa uterina. 

Pertanto, il numero complessivo degli aborti praticati in Italia è in vorticoso aumento anche se sembra calare il ricorso all’aborto chirurgico, proprio come auspicato e predetto dalla stessa legge 194 all’articolo 15 in cui il legislatore auspicava e promuoveva l’utilizzo di «tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza».

Gli ultimi dati Istat certificano l’inesorabile declino della popolazione italiana che ha sempre meno figli e quando li ha utilizza tutti i metodi che ha a disposizione per ucciderli prima che nascano. Eppure, per Sara Valmaggi, vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia per il PD, «rendere libero l’acquisto di questo metodo contraccettivo d’emergenza senza l’obbligatorietà della prescrizione è stata una scelta giusta e di civiltà». Poco importa che un siffatto modo di interpretare la realtà dei fatti sia ideologico e trovi la sua giustificazione nella massima hegeliana: «tanto peggio per i fatti se non si accordano con la teoria». (Alfredo De Matteo)

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