Bondi si consola, indirizzo sbagliato

(“Il Foglio” del 19/11/2011) Il senatore ci scrive: il governo Monti è una sfida democratica, la colpa è di Tremonti. Gli rispondiamo che calando le brache hanno dimostrato di non essere mai stati una classe dirigente

Caro direttore,

deve essere accaduto qualcosa di importante se mi trovo in profondo disaccordo rispetto al suo giudizio sulla nascita del governo Monti.

Io sono convinto che siamo arrivati a questo esito, che non coincide affatto con una sospensione della democrazia perché la nascita del governo Monti è una scelta eminentemente politica, per le difficoltà crescenti che una fase della politica italiana ha incontrato.

Mentre ascoltavo il discorso pronunciato da Mario Monti nell’aula del Senato, ho capito che la causa principale delle difficoltà che il governo Berlusconi ha incontrato hanno a che fare con l’assenza di una coerente ed efficace politica economica.

Tremonti ha minato alla radice, fin dal primo momento, la capacità del governo di affrontare la crisi secondo una visione d’insieme dei problemi, che presuppone, da una parte un intimo nesso fra rigore e sviluppo, e, dall’altra parte, una capacità di dialogo con le parti sociali e i poteri economici e finanziari del paese.

Tremonti ha puntato tutto su un cieco rigore, fino al punto di imporre tagli lineari che hanno fiaccato ogni impulso alle riforme della prima fase del governo Berlusconi. In secondo luogo, non ha mai predisposto un piano serio riguardante lo sviluppo, senza il quale, come è evidente, anche il rigore serve solo a stremare il paese senza produrre alcun effettivo risultato. In terzo luogo, è riuscito nell’impresa non facile – che solo lui poteva conseguire – di distruggere ogni ponte di dialogo con quelle forze sociali ed economiche più vicine al centrodestra.

Non voglio certamente attribuire a Tremonti tutte le colpe di una situazione che ha condotto alla crisi di governo, ma non c’è dubbio che l’effetto combinato delle sue non politiche economiche e del suo strettissimo rapporto con la Lega costituiscano la ragione determinante delle crescenti difficoltà incontrate dal governo Berlusconi, sia sul piano interno che a livello internazionale.

Voglio sostenere in sostanza che la sospensione della democrazia, se mai è avvenuta, sarebbe non il risultato di un destino cinico e baro, ma la conseguenza di una serie di errori e di responsabilità che sono state caricate – a torto – tutte addosso al Presidente Berlusconi.

Escluse le elezioni anticipate, che avrebbero molto probabilmente dato il potere al trio di Vasto (Bersani presidente del Consiglio, Di Pietro probabilmente ministro della Giustizia, e Vendola allo Sviluppo economico), non rimaneva che l’ipotesi di un governo come quello che ha ricevuto il voto del Parlamento.

Un governo che rappresenta una sfida per tutti i partiti e le alleanze così come si sono definite in questi ultimi anni. Il governo Monti è una sfida per la sinistra, che non c’è dubbio si è assunta una responsabilità impegnativa e non priva di rischi, così come rappresenterà una sfida per il Pdl, che dovrà dimostrare la propria identità di forza di governo, nel solco dei valori e dei programmi del Partito popolare europeo.

Insomma, caro direttore, io sento che la politica è rimessa in gioco in seguito alla nascita di questo governo e che, al termine di questo periodo, saranno credibili e non soltanto vincenti quelle forze che avranno dimostrato senso di responsabilità e capacità di assecondare l’azione di questo governo nel guidare fra i marosi della crisi.

Coloro che hanno scelto legittimamente di opporsi a questo governo, come la Lega, dovranno guardarsi da una linea di puro diniego o peggio di semplice ritorno alla propaganda più vieta e grossolana. Se la Lega seguisse questa strada, non credo che potrebbe continuare a rappresentare i ceti sociali più innovativi del Nord, ma si acconcerebbe a dare voce soltanto a spinte localistiche e rabbiosamente impotenti che nulla hanno a che fare con la questione settentrionale.

Con stima e affetto

Sandro Bondi

Caro senatore Bondi,

lei se la conta giusta. Anche troppo giusta. Avete condotto al disastro una grande avventura politica, e alla fine avete anche ammazzato, imbavagliandolo, il suo e vostro padre, Berlusconi.

L’ipocrisia, peraltro da noi scarsamente frequentata anche nelle dure battaglie difensive di questi anni, è finita. Non siete una classe dirigente. Non leggete i libri e i giornali e i documenti giusti, non leggete la realtà che confligge con la vostra vanità, siete stati ineffettuali e autoreferenziali, non sentite il peso della opinione popolare e non sapete trattare le élite, vi siete comportati da isterici in difetto di volontà.

L’attenuante del circo mediatico-giudiziario e di una Repubblica dei parrucconi, che vi hanno perseguitato con notorio accanimento, è appunto solo l’attenuante di un giudizio di severa e inappellabile condanna. Non altezzoso, ma definitivo. Militante, per così dire.

Punto. Sopra tutto, nell’ultima e ingloriosa curva avete buttato a mare l’unica riforma coraggiosa e decisiva che avevate prodotto con l’anomalia felice di Berlusconi: un paese sorridente e padrone di sé, un paese che vota quando si cambia il governo, con i suoi vizi odiosi ma con la capacità di dirsi e di dire la verità a un’Europa sempre più arcigna, a banchieri sempre più volitivi che si preparano a fare deflazione e recessione con un prelievo bestiale per la ricapitalizzazione del debito pubblico.

Tremonti ha responsabilità ovvie, ma bisognava dirlo a tempo, quando tentammo l’ultima battaglia per la crescita economica. Un debito che non era vostra esclusiva responsabilità, che era sostenibile e che è scoppiato perché Merkel e Sarkozy hanno deciso di deridere Berlusconi e la democrazia in Europa.

Non essendo fazioso, apprezzerò, se saranno accettabili, le cose buone fatte dal governo del Preside, segno di sospensione della democrazia e di avvilimento dell’Italia a stato minore, a nazione commissariata, perché credo nel gioco duro ma corretto, ma l’operazione politica che lei mi vuole giustificare, con argomenti purtroppo penosi di scaricabarile, la denuncio come una vergogna istituzionale e come una sconfitta per tutti, sinistra e destra.

Ascolta il commento Una tremenda, inappellabile vergogna

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