Bologna: alla scuola Bombicci fuori il crocifisso dall’aula

crocifisso-scuolaE’ polemica a Bologna per la rimozione del Crocifisso dall’aula di una scuola elementare. Alla Bombicci, questo il nome dell’istituto scolastico incriminato, una maestra si è disfatta del simbolo religioso, liquidandolo con un secco: «Non me ne faccio nulla».

Il fatto ha suscitato l’indignata reazione dell’ ex parlamentare Pdl, Fabio Garagnani, che, come riporta il sito web “Bologna Today”, ha affermato: «Continua l’epurazione di ogni simbolo della religione cristiana nelle scuole primarie di Bologna. (…), E’ di questi giorni la notizia della rimozione del Crocefisso dalle scuole Bombicci, in una prima classe, che fa seguito tra l’altro a precedenti rimozioni, senza che il dirigente scolastico abbia posto in essere un qualche intervento, nonostante la normativa in vigore confermata da una recente sentenza del Tar del Veneto abbia confermato la validità nelle scuole di quel simbolo, emblematico della nostra storia ed identità». Garagnani, che ha rivolto un’interpellanza anche al ministro della pubblica istruzione Maria Chiara Carrozza, ha denunciato, inoltre, come tale gesto sia emblematico di un clima di «puro anticlericalismo e abbandono delle nostre radici culturali e spirituali in favore di un multiculturalismo fine a sé stesso».

Da parte sua, la preside della Bombicci Raffaella Conti ha tentato di giustificare il gesto della maestra elementare (che ha preferito rimanere anonima) della sua scuola dichiarando: «Non alimentiamo le polemiche, siamo un istituto che ospita 1.300 alunni, abbiamo problemi di sovraffollamento e la questione del crocefisso è molto semplice da spiegare. La prima elementare in oggetto è una classe composta da bambini di confessioni religiose diverse e l’insegnante (che non è una nuova maestra come è stato scritto) ha ritenuto opportuno per rispetto della multiculturalità togliere il simbolo cristiano almeno a inizio anno scolastico, quando alcuni argomenti non sono ancora stati trattati insieme agli alunni».

La Conti ha poi precisato come non ci sia stata alcuna protesta collettiva da parte dei genitori dei bambini e ha rivendicato la legittimità di tale rimozione anche da un punto di vista legale sottolineando come: «La legge sull’arredo scolastico e sull’affissione del crocefisso è un Regio Decreto del 1928 che noi riteniamo superato da altre norme sull’autonomia scolastica».

Di parere opposto, l’ex presidente della Corte costituzionale Cesare Mirabelli il quale, sulle colonne di “Avvenire”, ha contestato il gesto dal punto di vista legale mettendo in evidenza l’esistenza di precise normative sulla questione. In tal senso, quest’ultimo ha dichiarato: «il Consiglio di Stato ha confermato che il crocifisso può e deve essere esposto nelle aule scolastiche. La Corte europea dei diritti umani, si è espressa in questo senso con una sentenza definitiva». Mirabelli ha, dunque, specificato: «La presenza in classe di questo simbolo non lede né il diritto dei genitori a educare i figli secondo le proprie convinzioni, né il diritto degli alunni alla libertà di pensiero, di coscienza o di religione». Infine, ha tenuto a sottolineare la discriminazione implicita in tale gesto, aggiungendo:  «a prescindere da ogni considerazione giuridica, credo si possa parlare di un atto di intolleranza pur in un contesto, quello scolastico, dove dovrebbe essere insegnato il contrario». (Lupo Glori)

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