Bolivia: il marxista Morales “strozza” la Chiesa per decreto

Morales 2Come mortificare e magari azzerare o quasi la presenza della Chiesa Cattolica, senza ricorrere al martirio ed alle catacombe? Ad esempio, strozzandola dal punto di vista economico. E’ quanto avviene in Bolivia, dove il governo del Presidente marxista Evo Morales, fondatore e leader in carica del Movimiento al Socialismo, ha avuto per il secondo anno consecutivo la bella pensata d’imporre per decreto il versamento a dicembre di una tredicesima mensilità, una sorta di bonus straordinario, su tutte le opere ecclesiastiche. Opere, che ovviamente rischiano così la chiusura. Sono oltre 2.000 tra ospizi, case di cura e scuole, presenti in tutto il Paese. Con un solo problema: non hanno i fondi, per ottemperare all’obbligo, troppo oneroso in un Paese tra i più poveri dell’America del Sud e del mondo: qui la miseria è definita estrema dalla Banca Mondiale per il 20% della popolazione. Non solo: il reddito pro capite è tra i più bassi del Continente, nonostante la ricchezza di risorse naturali. A ciò si aggiungano corruzione, contrabbando ed un sistema scolastico assolutamente inadeguato, quindi incapace di formare le classi dirigenti del domani. Forti proventi sono giunti soltanto dalla coltivazione di cocaina, che copre ormai i due terzi delle esportazioni – peraltro illegali -, tanto da rendere il narcotraffico una delle voci più importanti per la vita economica e politica del Paese. Lo stesso Presidente Morales è dirigente onorario di uno dei maggiori sindacati di produttori di coca boliviani, riconoscimento dovuto per l’intensa attività svolta nel settore.

E’ ovvio come in un contesto di questo tipo parlare di tredicesima abbia un significato nettamente diverso dal parlarne in Occidente. E’ altrettanto ovvio come imporre alla Chiesa di pagarla significhi porla fuori mercato ed azzerarne la presenza in un campo, quello del “welfare”, ove viceversa il suo apporto è più che prezioso, è anzi indispensabile. Niente da fare. La resa di fronte alle pretese del governo è stata ufficializzata subito dopo l’assemblea annuale della Conferenza Episcopale Boliviana. Assemblea, durante la quale unanime è giunta la condanna per l’aggravio forzato, evidenziando peraltro quanto sia ingiusto trattare un’attività sociale, impegnata coi più poveri tra i poveri e coi bambini orfani, alla stessa stregua di un’impresa dai rilevanti utili, essendo la prima un’opera di carità senza fini di lucro e la seconda no. Ovvio.

Il Segretario generale della Conferenza Episcopale, mons. Eugenio Scarpellini, dando lettura del messaggio finale, ha precisato come il sostentamento delle opere ecclesiali, «a fronte delle nuove imposizioni salariali e del crescente costo della vita, venga oggi minacciato. Chiediamo alle autorità statali di intervenire», com’è loro dovere, «a sostegno del nostro servizio ai poveri».

La Chiesa si propone ora di tentare un dialogo col governo per ottenere un aiuto, in grado di scongiurare la serrata, che in alcuni casi si è già purtroppo verificata. Ma è prevedibile come i margini di riuscita siano esigui.

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