BIOETICA: una “petizione cittadina” in Olanda per il suicidio assistito

Nella prima metà di febbraio, nei Paesi Bassi, è stata lanciata una “petizione cittadina” per ottenere la legalizzazione del suicidio assistito per le persone “stanche di vivere” che hanno almeno 70 anni.

Il gruppo “cittadino”, battezzato “De plein gré” (“Per scelta”), ha ottenuto più di 40.000 firme in meno di una settimana. Questa cifra obbliga la Seconda Camera del Parlamento olandese a discutere su questo tema e, eventualmente, a legiferare (“Présent”, 17 febbraio 2010).

L’eutanasia, già applicabile in Olanda ai neonati e agli adolescenti, è riservata ai casi di malattie incurabili e di sofferenze insopportabili. Non vi è nessuna disposizione relativa alle persone in buone condizioni di salute afflitte da qualche malattia o handicap legati alla vecchiaia. Secondo la lobby della morte bisogna prevedere una possibilità di fine vita volontaria nel momento in cui la persona “anziana” ritiene di aver fatto il suo tempo e che non sono possibili miglioramenti.

Per evitare i suicidi “artigianali”, possibilmente dolorosi, “De plein gré” auspica che i medici siano abilitati a fornire medicinali garantiti mortali. I sostenitori del suicidio assistito hanno proposto alcune procedure che consentono di assicurarsi che la decisione di morire sia veramente personale e non legata a uno stato depressivo passeggero. Bisognerebbe quindi creare un corpo di assistenti specializzati abilitati ad agire nel momento in cui ricevono il parere conforme di un altro assistente indipendente dal primo. Tutto questo dovrebbe avvenire in cooperazione con medici pronti a fornire il veleno nella dose garantita.

Questa iniziativa è stata appoggiata da politici, dai più famosi personaggi dello spettacolo e della televisione olandese, ma anche da professori di università e da un ex ministro.

A forza di campagne mediatiche a favore dei “suicidi assistiti”, le persone alle quali è praticata l’eutanasia si convincerebbero di seguire la propria volontà, scegliendo quando morire, e si eviterebbero le spese esponenziali per le cure dell’ultimo anno di vita. Bisognerebbe comprendere, invece, che una proposta del genere rifiuta la sofferenza, umilia la vecchiaia e non rispetta né l’inizio né la fine della vita umana.

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