BIOETICA: si sospendono alimentazione e idratazione a Eluana

Il 13 novembre scorso, i giudici della Repubblica italiana (Corte di Appello di Milano e Suprema Corte di Cassazione), hanno stabilito e autorizzato la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione per Eluana Englaro con delega ad un privato cittadino (il padre) per l’esecuzione della sentenza.

Il giorno seguente l’“Associazione Nazionale Medicina & Persona”, ha intitolato un comunicato stampa: Eluana Englaro: il primo caso di omicidio legale in Italia, ribadendo che «quello di Eluana è un omicidio perpetrato per via legale, ottenuto cioè con l’autorizzazione dei giudici. Da oggi nel nostro paese si potrà uccidere – quando si vorrà – malati stabili, cronici, inguaribili: pazienti in stato vegetativo, pazienti in condizioni terminali, anziani non più utili alla società, insomma chiunque abbia “presumibilmente” chiesto di poter morire e in condizioni di non poter più cambiare idea o di chiedere aiuto, mediante la sospensione di acqua e cibo, magari dopo aver consultato un giudice».

E per tali ragioni l’associazione milanese ha affermato che i giudici non solo hanno delegittimato la Costituzione Italiana, ma anche agito contro il Codice Civile e contro il Codice Penale, scavalcando il Codice di Deontologia medica. Quindi la condanna a morte per fame e per sete inflitta ad Eluana Englaro, non è stata comminata perché ci si trova di fronte un caso di “accanimento terapeutico”. Come dice la stessa definizione, accanirsi terapeuticamente vuol dire accanirsi con terapie che sono chiaramente sproporzionate allo stato della malattia, e quando si parla di terapie non s’intende né l’alimentazione, né l’idratazione e tantomeno la ventilazione. Questa è solo assistenza di base. In secondo luogo va precisato che Eluana non si trova in uno stato di coma irreversibile ma permanente. Ciò perché la scienza medica non può dimostrare con assoluta certezza che non possa esserci un risveglio. Qualche volta, infatti, si sono verificate delle uscite da questo tipo di coma.

Un caso famoso è quello del catanese Roberto Crisafulli che ha recentemente scritto un libro dove ha raccontato che quando era in “coma” sentiva tutto ma non poteva parlare. Oltre a due casi tra i tanti, avvenuti nel luglio 2008, quello di Jam Grzebsky, ferroviere polacco, dato per spacciato, ma risvegliatosi dopo 19 anni, e quello della statunitense Sarah Scantilin, risvegliatasi dopo 20 anni di coma vegetativo, ricordando i fatti accaduti in quell’arco di tempo, dall’attentato dell’11 settembre, alla strage di Oklaoma City del 1995, informazioni che avrebbe assorbito ascoltando la tv.

Inoltre altri giornali hanno riportato che nel caso di Eluana, come nel caso di Terry Schiavo, è indebita persino la parola eutanasia, dal greco eu buona, tanos morte, poiché la si lascia morire di fame e di sete, finché non sopraggiunga la morte, e nel caso di Terry avvenne dopo tredici giorni. Naturalmente sappiamo che nel caso specifico si usa il termine “eutanasia passiva”; conosciamo le conseguenze di una simile azione, spiegateci da un medico in un’intervista sul caso di Eluana Englaro (“Zenit”, 10 luglio 2008): «fino ad ora Eluana non ha sofferto, almeno così ci dicono le conoscenze scientifiche disponibili, ma se verranno interrotte l’alimentazione e l’idratazione prepariamoci ad un nuovo caso Terry Schiavo».

Ciò che va sottolineato è l’arbitrario valore dato al principio di autodeterminazione, anche se, nel caso specifico, si fa rivalsa su qualcosa di cui non si hanno prove, di fronte alla quale il professor D’Agostino, riflettendo sulla sentenza (“Il Giornale”, 14 novembre 2008), ha detto: «Se affermassi in tribunale che un amico ha fatto testamento a mio favore, e poi il documento si è perso, un giudice mi darebbe del pazzo. E invece, in una questione molto più importante del denaro, la Cassazione ha ritenuto sufficienti prove così leggere».

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