BIOETICA: Obama preferisce i “tecnici” ai “filosofi”

Non sorprendono certo le ultime decisioni del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in fatto di bioetica. Sono passate sotto silenzio, i grandi media non ne hanno parlato. Ed anche questo c’era da aspettarselo. Tuttavia, carta canta.

Il periodico “Le Scienze”, edizione italiana del “Scientific American”, annuncia nel numero di giugno l’“epurazione” attuata dall’inquilino della Casa Bianca nella nuova Commissione Presidenziale di bioetica, in cui ha rimpiazzato molti eticisti e religiosi con scienziati ed “esperti” di politiche della ricerca. Questa, ora, la composizione: 6 scienziati, 2 giuristi, 2 filosofi, 1 frate francescano, 3 membri di agenzie governative, 1 rappresentante di un’associazione di pazienti e – per la prima volta – 1 rappresentante dei nativi americani. Evidente la disparità di forze in campo, per assicurare quanto meno una equilibrio tra concezioni e sensibilità.

Del resto, il Presidente statunitense lo aveva promesso: lo staff eletto dalla precedente amministrazione Bush, caratterizzato viceversa da un’ampia rappresentanza conservatrice cristiana, aveva avuto il coraggio di criticare con fermezza la decisione di Obama di allentare le severe restrizioni imposte alle istituzioni pubbliche, che intendessero far ricerca utilizzando cellule staminali embrionali. E, alla prima occasione, ha presentato il conto, senza peraltro nascondersi dietro un dito. Anzi, ha dichiarato con orgoglio di aver eliminato quanti volessero «politicizzare» tale organismo istituzionale «per favorire agende ideologiche predeterminate» (sic), preferendo ad una guida a carattere filosofico e religioso «analisi pratiche e legate alla necessità di regolamentazione». Poco ci manca rispetto all’alienante definizione marxista della fede quale «oppio dei popoli». Forse oppio no o non ancora, ma sicuramente “ideologia” lo è già, almeno per l’attuale Presidente degli Stati Uniti. Lo stesso Presidente della nuova Commissione Presidenziale di bioetica non è più un bioeticista, bensì una politologa dell’Università della Pennsylvania, Amy Gutmann.

La Commissione entrata ora in servizio, a schiacciante prevalenza di “tecnici”, pur avendo un ruolo “solo” consultivo, è chiamata ad elaborare pareri su tematiche particolarmente sensibili e controverse, dai finanziamenti alla ricerca sulle cellule staminali al brevetto su sequenze genetiche umane sino ai conflitti d’interesse nel campo della ricerca biomedica. Un segnale chiarissimo giunge dal fatto che “certa” comunità scientifica esulti e che lo stesso periodico “Le Scienze” speri in una maggiore «libertà di sperimentazione». Non importa a danno di chi…

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