Bioetica: nuove prospettive per la diagnosi

(di Alfredo De Matteo) Un test non invasivo messo a punto dai ricercatori dell’università di Washington e illustrato sulla rivista “Science Translational Medicine” è la nuova frontiera della diagnosi prenatale che nel prossimo futuro dovrebbe rimpiazzare la tradizionale amniocentesi. Il Dna del bambino è stato mappato partendo dalle informazioni biologiche contenute in un campione di saliva del padre e dal sangue prelevato dalla madre alla 18esima settimana di gravidanza.

Il nuovo test oltre ad essere meno invasivo dell’amniocentesi consente di scoprire molte più alterazioni genetiche ed è in grado di individuare le mutazioni non ereditate dai genitori. «Questo lavoro ci fa pensare che presto avremo la possibilità di studiare l’intero genoma del feto alla ricerca di oltre tremila malattie legate a singoli geni grazie ad un unico test non invasivo», ha dichiarato un genetista dell’università di Washington (“Ansa”, 8 giugno 2012).

Il nuovo test diagnostico contribuirà a salvare vite umane o rappresenterà un ulteriore efficace strumento di morte capace di individuare gli individui “difettosi” da eliminare? Il progetto down syndrome free con cui il governo danese già da alcuni anni ha reso gratuito l’accesso alla diagnosi prenatale al fine di scovare e uccidere i bambini affetti dalla sindrome di down, è indicativo del rischio che la nuova scoperta scientifica, in se niente affatto negativa, venga usata come arma di distruzione di massa.

D’altra parte, la presenza di leggi contrarie alla vita e di una cultura pervasa dal relativismo morale e avvelenata dal dogma dell’autodeterminazione non lasciano sperare nulla di buono. (Alfredo De Matteo)

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