BIOETICA: la posizione dei vescovi sul testamento biologico

La posizione della Chiesa sul testamento biologico non è cambiata. Lo hanno ripetutamente assicurato, oltre al cardinale Bagnasco, presidente della CEI, nel Consiglio Permanente del 22 settembre, monsignor Elio Sgreccia





La posizione della Chiesa sul testamento biologico non è cambiata. Lo hanno ripetutamente assicurato, oltre al cardinale Bagnasco, presidente della CEI, nel Consiglio Permanente del 22 settembre, monsignor Elio Sgreccia (“Corriere della Sera”, 23 settembre 2008) e il cardinale Camillo Ruini (“Avvenire”, 23 settembre 2008).

Intervenendo il 30 settembre scorso sulle polemiche aperte dall’inizio della discussione di un progetto di legge sul testamento biologico, mons. Giuseppe Betori ha dichiarato che i vescovi sono «preoccupati che l’evoluzione del disegno di legge sulla dichiarazione anticipata di trattamento possa aprire a una deriva eutanasica di fatto».

Monsignor Betori, interpellato dai giornalisti durante la presentazione del Comunicato finale del consiglio permanente della Cei, ha precisato: «Il Consiglio non ha parlato né di testamento biologico né di dichiarazione anticipata di trattamento». «In precedenti incontri – ha ricordato – avevamo espresso preoccupazione» sulla eventuale «deriva eutanasica di fatto», che già si è verificata in «altri paesi europei ed extraeuropei».

Il timore della Cei è «la non distinzione tra pratiche mediche e eutanasiche e cure del paziente»: se si considera, per esempio, l’alimentazione o la respirazione cura della persona, «si apre la strada all’eutanasia». Il segretario della Cei ha osservato che c’è anche «il problema molto complesso del rapporto medico-paziente e della autonomia del medico»: «la volontà del paziente non può imporsi sul medico, e restano interrogativi sull’intraprendere questa strada».

«Come vescovi italiani – aveva già dichiarato monsignor Betori nel maggio del 2007 ai margini dei lavori dell’Assemblea Cei – non riteniamo necessaria una legislazione specifica sul testamento biologico. La legislazione attuale infatti è capace di garantire un dialogo tra medico e paziente in merito a queste tematiche. Con una legge ad hoc potrebbe esserci invece il rischio di uno scivolamento verso esiti di tipo eutanasico». Per l’allora segretario dell’Episcopato Italiano, «più che una contrarietà ad oggi viene espressa la non necessità di una legge. Poi dovremmo vedere come è fatta la legge, vedere se rappresenta un piano di scivolo verso posizioni favorevoli all’eutanasia».

Secondo monsignor Betori, in questo caso «il tema del testamento biologico non potrà vedere l’assenza e la voce del laicato cattolico organizzato».

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