BIOETICA: il granduca del Lussemburgo non firma la legge sull’eutanasia

Il granduca Enrico del Lussemburgo ha deciso di non firmare la legge che legalizza l’eutanasia e che entro dicembre sarà passata in seconda lettura dal parlamento. Per la prima volta nella storia secolare del regno, come osserva “Il Foglio” del 4 dicembre 2008, un sovrano interviene per bloccare una legge in cui – per motivi di «coscienza» – non crede, essendo il granduca un cattolico osservante. E per la prima volta un primo ministro interviene di forza per sbloccare l’iter parlamentare di una legge che altrimenti non entrerebbe mai in vigore.


Tutto si è svolto in poche ore, nella giornata di martedì 2 dicembre. Dopo che la radio “Rtl Luxembourg” aveva diffuso la notizia del rifiuto del granduca, è arrivata la dichiarazione del premier, il cristiano-socialista Jean-Claude Junker, che toglierà i poteri al sovrano. «Poiché vogliamo evitare una crisi costituzionale – ha detto Juncker – e allo stesso tempo rispettiamo le opinioni del granduca, leveremo il termine “approvare” dall’articolo 34 della Costituzione e lo sostituiremo con la parola “promulgare”».

Nessun commento è giunto da parte della Casa Reale, ma che questa sia l’unica soluzione lo conferma il fatto che sia stata già fissata per martedì la seduta del parlamento durante la quale sarà modificata la Costituzione. Per far passare l’emendamento costituzionale occorre una maggioranza parlamentare di due terzi, dopodiché si potrà pensare alla seconda lettura del testo sull’eutanasia, la cui approvazione è prevista entro questo mese. Tecnicamente la legge prevede che la “dolce morte” sia autorizzata per i malati terminali e per coloro che soffrono di malattie incurabili, soltanto su richiesta ripetuta del malato e con il consenso di due medici e di una commissione di esperti.

Secondo la coscienza del granduca, invece, legalizzare la “dolce morte” non significa aprirsi a un punto di vista differente dal proprio, ma rappresenta qualcosa di inaccettabile. La decisione di Enrico del Lussemburgo ricorda quella di suo zio re Baldovino del Belgio. Nell’aprile del 1990, il monarca belga preferì autosospendersi dal trono per 48 ore e farsi dichiarare dal governo «non in grado di adempiere temporaneamente ai suoi compiti» piuttosto che firmare la legge che legalizzava l’aborto.

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