BIOETICA: il caso di Cagliari: un passo verso l’eugenetica

Il tribunale di Cagliari infligge un primo colpo alla discussa ed ambigua legge 40 sulla procreazione assistita. I magistrati sardi hanno infatti detto sì alla diagnosi preimpianto, mettendo così in discussione uno dei punti-cardine della legge.





Il tribunale di Cagliari infligge un primo colpo alla discussa ed ambigua legge 40 sulla procreazione assistita. I magistrati sardi hanno infatti detto sì alla diagnosi preimpianto, mettendo così in discussione uno dei punti-cardine della legge.

La vicenda di Cagliari era partita dal ricorso di una donna che, due anni fa, aveva chiesto di poter eseguire la diagnosi preimpianto prima di procedere con le tecniche di fecondazione in vitro perché portatrice di talassemia, malattia molto diffusa in Sardegna. I medici avevano rifiutato come prescritto dalla legge e la donna aveva deciso di rivolgersi al tribunale che ora, dopo due anni, sottolinea come il diritto alla salute della madre ed il diritto ad essere informata garantiti dalla Costituzione prevalgono sul divieto di diagnosi prescrito dalla legge.

Ora dopo la decisione del giudice l’ospedale e il medico incaricato controlleranno lo stato dell’embrione, verificando se può essere colpito da talassemia. Solo nel caso in cui l’embrione sia sano il medico procederà all’impianto e alla gravidanza.

La decisione dei giudici cagliaritani ha provocato forti reazioni, al punto che ora il dibattito si sposta sulla modifica della legge. Per Vittoria Franco, senatrice dell’Ulivo e Coordinatrice nazionale delle donne Ds, «si apre finalmente una finestra sulla legge 40, dopo la chiusura dell’ex ministro Sirchia». Per Filomena Gallo e il radicale Rocco Berardo, la sentenza di Cagliari è un provvedimento che «interpreta la legge sulla fecondazione assistita alla luce dei dettami costituzionali, nel rispetto delle norme vigenti e dei diritti dei soggetti coinvolti nelle tecniche di fecondazione assistita». Per la Vicepresidente dei Verdi, Luana Zanella, si tratta di «un’ottima notizia che apre finalmente il capitolo di questa norma ingiusta e punitiva».

Di tutt’altro tenore le prese di posizione del capogruppo dell’Udc alla Camera, Luca Volontè, che chiede al ministro della Giustizia «di verificare come le leggi vengano applicate dal tribunale del capoluogo sardo». Quanto alle senatrici teodem dell’Ulivo, Paola Binetti ed Emanuela Baio Dossi, ricordano che il 9 novembre del 2006 la Consulta aveva già dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale sollevata dal tribunale di Cagliari: «Una sentenza della Corte costituzionale non è qualcosa che si possa bypassare con facilità, anche se le malattie genetiche pongono inquietanti problemi alla scienza, alla bioetica e alla biopolitica».

Per Isabella Bertolini, Vicepresidente dei deputati di Forza Italia, infine, «è inaccettabile che in Italia la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita venga sistematicamente aggirata».
Secondo l’Associazione Scienza e Vita «la sentenza rappresenta un caso di eugenetica». Secondo l’Associazione, «non è vero che in qualche modo la legge 40 prevede la diagnosi genetica preimpianto sugli embrioni umani. È vero esattamente il contrario: la legge 40 vieta la diagnosi genetica preimpianto anche se non la menziona espressamente».

Quanto affermato dall’Associazione emerge in tutta evidenza da una lettura attenta della legge 40, da cui si evince «il principio di destinazione alla nascita di ogni embrione generato in provetta». La legge prevede infatti l’obbligo di trasferire immediatamente tutti gli embrioni generati e il divieto di qualsiasi selezione-soppressione a scopo eugenetico. «Nel caso di Cagliari – osserva Scienza & Vita – la finalità eugenetica appare evidente. Non si comprende quindi come il tribunale possa motivare una scelta contra legem».

Infine l’Associazione afferma che «la pretesa di superare il problema della legittimità costituzionale della legge 40 non ha fondamento alcuno. Anzi, tale pretesa è in sé incostituzionale, tenendo conto dei precedenti pronunciamenti della Consulta in materia di tutela della vita del concepito».

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