BIOETICA: il Belgio approva la ricerca sugli embrioni

Il precedente a cui far riferimento è noto a molti: nel 1989 il sovrano belga Baldovino abdicò per due giorni pur di non firmare la legge – approvata dal Parlamento – che legalizzava l’aborto.


Una scelta di coscienza, quindi, con la quale il re cattolico testimoniò la fedeltà alle proprie convinzioni e ai dettami morali della Chiesa.

Il suo successore sul trono – il fratello Alberto II – non ha dato però prova della medesima onestà intellettuale. La sua fede cattolica non gli ha infatti impedito poco prima di Natale di firmare una legge – varata dalla Camera con 95 sì, 34 astensioni e nessun no – con la quale il Parlamento ha dato il via libera a ricerche di laboratorio con fini terapeutici da potersi effettuare su quello che il testo della norma ha asetticamente definito “materiale corporeo umano”: vale a dire embrioni con piena dignità di persona.

Ciò ha ovviamente inasprito i rapporti tra il sovrano e la Santa Sede che, attraverso l’“Osservatore Romano”, ha scagliato un duro attacco contro Alberto. Il re – famoso fino a pochi anni or sono più per vicende di cronaca rosa che per altro – non risulta però nuovo a simili gesti, del tutto contrari allo spirito con cui un sovrano cattolico sarebbe tenuto a regnare. Sue sono, infatti, le firme su altrettante leggi emanate dal Parlamento di spiccato carattere – per usare un eufemismo – “liberale”, tra cui risaltano quella sull’eutanasia – tema di pregnante attualità soprattutto nel nostro Paese – e quella sui matrimoni omosessuali.

Il Belgio, ma forse il mondo cattolico intero, vede diminuire quindi sempre più la speranza di essere rappresentato da leader capaci di combattere alacremente per la difesa di quei “valori non negoziabili” da sempre al centro del Magistero di Papa Benedetto XVI.

Donazione Corrispondenza romana