BIOETICA: da una a tre milioni in trent’anni le fecondazioni assistite

Trent’anni fa, il 25 luglio 1978, nasceva Louise Brown, la prima bambina fecondata in vitro, ad opera dei due scienziati britannici Robert Edwards e Patrick Steptoe. In quell’occasione, il “New York Times” intitolò il suo editoriale Concepire l’inconcepibile, il “Daily Mail” offrì ai genitori 500mila dollari per le foto in esclusiva.






Trent’anni fa, il 25 luglio 1978, nasceva Louise Brown, la prima bambina fecondata in vitro, ad opera dei due scienziati britannici Robert Edwards e Patrick Steptoe. In quell’occasione, il “New York Times” intitolò il suo editoriale Concepire l’inconcepibile, il “Daily Mail” offrì ai genitori 500mila dollari per le foto in esclusiva.

A distanza di trent’anni i bambini nati da una fecondazione in provetta sono tre milioni in tutto il mondo, in Italia circa 100.000, e ogni anno se ne aggiungono circa 7.000. Le tecniche si sono raffinate e i costi abbassati, la pratica continua a diffondersi, tanto che l’ultimo recente congresso della Società europea per la riproduzione umana si è posto l’obiettivo di portare in Africa la fecondazione in vitro con meno di 200 euro a trattamento.
Oggi Louise Brown vive a Bristol, ha trent’anni, è sposata ed ha un figlio concepito naturalmente, lavora alla Royal Mail e conduce una vita “normale”.
«I miei genitori mi hanno raccontato tutto prima che cominciassi ad andare a scuola – ha raccontato Louise a “la Repubblica” del 16 luglio 2008 – (…) è difficile spiegare cosa si prova, certo lo devi accettare. Io ho cominciato ad abituarmi da piccola (…) tutti volevano fotografarmi».

Eppure lei preferisce dimenticare quella luce accecante dei riflettori: «Pensare che io sono stata la prima è impressionante. Spaventoso, perfino. Però, ecco, io non è che ci penso (…). Intorno ai 10/11 anni mi capitava spesso di pensare a come ero stata concepita, ma adesso è passato tanto tempo, non lo faccio più e vado avanti semplicemente per la mi strada».

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