BIOETICA: cos’è la morte? Scienziati, filosofi e politici a confronto

Quello della morte è un tema interdisciplinare per eccellenza, poiché chiama in causa la biologia, la medicina, la psicologia, la filosofia, la teologia, l’etica e il diritto. Se ne è discusso giovedì 29 gennaio, presso la Camera dei Deputati, nel convegno “What is Death”, che ha visto la partecipazione di medici, accademici e parlamentari.

Padre Alfonso Aguilar LC, professore di logica e di introduzione alla filosofia presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum ha tenuto l’introduzione, indicando la morte come «il grande paradosso della natura». «Ogni essere vivente che non sia destinato a morire costituirebbe un assurdo – ha sottolineato padre Aguilar –. Il mistero della vita rimane pertanto racchiuso nel mistero della morte; non lo si comprende se non all’interno della sua prospettiva inevitabile».

La tavola rotonda è stata aperta da Roberto de Mattei, curatore del volume Finis Vitae, con i contributi di medici ed esperti di settore di fama internazionale. «La definizione di cosa sia la vita e cosa sia la morte – ha affermato de Mattei – non spetta allo scienziato, il quale può solo accertare un decesso. Ogni vita presuppone un sistema integrato di funzioni e relazioni, a prescindere dal fatto se il principio vitale sia costituito o meno dall’anima». «La scienza, quindi – ha proseguito de Mattei – non è in grado di dimostrare che la funzione vitale sia collegata a un determinato organo. Il cervello è fondamentale per il funzionamento dell’intero corpo umano ma non è provato che sia il principio o la causa della vita.

È significativo, poi, che oggi la scienza permetta che donne in encefalogramma piatto portino a termine una gravidanza, partorendo bambini sani». «Oggi è diventato difficile trattare la questione della morte cerebrale, poiché l’industria dei trapianti ha determinato un principio utilitaristico secondo il quale il prezzo da pagare per salvare certe vite è sopprimerne altre. Ciò è in contrasto con il principio dell’etica cristiana (ma anche di molte culture precristiane) secondo cui non è lecito sacrificare una vita nemmeno per ottenerne un bene superiore. A monte c’è la stessa cultura del disprezzo della vita che, dopo aver ottenuto quasi ovunque la legalizzazione dell’aborto, oggi preme per l’istituzionalizzazione dell’eutanasia», ha concluso de Mattei.

Nel corso del dibattito, l’idea del “paradosso” della morte è stata rifiutata dal teologo Vito Mancuso, ordinario all’Università San Raffaele di Milano, perché «la nostra esistenza è resa possibile anche grazie al morire altrui. Possiamo addirittura dire che portiamo la morte dentro di noi». Secondo l’onorevole Rocco Buttiglione, Vice Presidente della Camera dei Deputati e professore di filosofia, anche nell’etica della morte, la contrapposizione tra morale laica e morale cattolica è un falso problema. «Sulla scia di Socrate, dobbiamo riconoscere la nostra ignoranza; dopodiché, ricercando dei parametri e degli indicatori scientifici, ci ancoriamo a quelli più probabili. Questo discorso vale anche per la fine della vita: oggi il parametro utilizzato è quello della morte cerebrale, tuttavia il progresso scientifico futuro potrebbe anche mettere in discussione questo caposaldo».

La seconda parte del convegno è stata caratterizzata dalla discussione sulle cure palliative e sul dibattito legislativo sulle Dichiarazioni di Trattamento Anticipato (DAT). Vi hanno partecipato, tra gli altri, Patrizia Borsellino, membro del Comitato Etico di Fine Vita, Lorenzo D’Avack, Vice Presidente del Comitato Italiano per la Bioetica, i parlamentari Marco Cappato, Benedetto Della Vedova, Umberto Scapagnini e Paola Binetti. Claudia Navarini, docente di filosofia teoretica all’Università Europea di Roma, ha manifestato un suo iniziale scetticismo verso una normativa sul testamento biologico, in quanto «si tratterebbe di un documento stilato immaginando una situazione astratta. Inoltre rischia di alterare seriamente il rapporto medico-paziente e favorire di fatto l’accanimento terapeutico».

La sentenza della Corte di Cassazione sul caso di Eluana Englaro, ha tuttavia accelerato il dibattito in materia, pertanto, ad avviso della professoressa Navarini, «un intervento legislativo diventa inevitabile», purché emerga chiaramente la «tutela dei diritti umani» e delle definizioni inequivocabili del concetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento e di accanimento terapeutico (peraltro già vietato dalla legge italiana).

Da parte sua il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, ha manifestato le proprie perplessità su uno strumento legislativo che, se applicato ai beni materiali, si presterebbe a molte interpretazioni equivoche. Inoltre «l’autodeterminazione non è un valore assoluto, in quanto nessuno dovrebbe avere il diritto di coinvolgere altri nel farsi del male, né esiste un diritto a non essere accolti».

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