Biden approfitta del COVID per aumentare i finanziamenti

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(Tommaso Scandroglio) Partiamo da una notizia. Joe Biden, che si definisce «cattolico devoto», ha firmato un disegno di legge chiamato «Legge Covid». Questo disegno di legge prevede il finanziamento di politiche sanitarie volte al contrasto della pandemia, ma tali politiche sanitarie hanno un contenuto così generico che possono includere anche le pratiche abortive. Questa interpretazione è avvalorata dal fatto che l’emendamento, proposto dai Repubblicani, a tale disegno di legge che prevedeva l’esclusione dell’aborto dal piano sanitario anti-Covid è stato bocciato. Dunque la pratica abortiva potrebbe essere ricompresa nell’espressione «assistenza sanitaria». In tal modo Biden, se passasse il disegno di legge, potrebbe finanziare con decine di milioni di dollari l’aborto e organizzazioni abortive come Planned Parenthood. Sarebbe il finanziamento alla pratica abortiva più cospicuo dal 2010, anno in cui passo l’Obamacare.

Fin qui la notizia. Ora il lettore provi a comunicare la notizia ad un cosiddetto cattolico adulto, un «credente» di area levantina più propenso ad essere fedele al progresso che alla Tradizione, ai diritti civili che a quelli di Dio, alle conquiste sociali che al perenne Magistero della Chiesa. La notizia non lo turberà più di tanto. Infatti riuscirà a comporre gli opposti e vi dirà che Biden è cattolico anche se appoggia l’aborto. Questo avviene – il caso Biden potremmo moltiplicarlo per mille attingendo a molti altri fatti di cronaca politica – perché la giustizia sociale ha sostituito la giustizia naturale o, meglio, la morale naturale. La prima ha una sua gerarchia di delitti imperdonabili: impoverire l’umanità, gli attentati all’ambiente, la penuria del lavoro, la mancanza dell’accoglienza dell’immigrato, la difesa di una propria identità personale e nazionale, l’affermazione di giuste diversità sociali e la condanna di altre diversità quali, ad esempio, l’omosessualità e la transessualità. Un catalogo aperto di nuovi assoluti morali, di inediti principi non negoziabili.

La seconda, la morale naturale, si batte anch’essa contro la povertà materiale, la disoccupazione, lo sfruttamento dell’immigrazione, la ingiusta disparità di trattamento tra posizioni sociali equipollenti e così via. Ma giudica più gravi delitti come l’aborto, l’eutanasia, la fecondazione artificiale, il divorzio. Non solo. La giustizia naturale trova fondamento nella legge naturale, quindi in un piano metafisico dato che prende come paradigma di riferimento morale la natura umana e quindi, in ultima istanza, Dio. Invece la giustizia sociale in chiave «cattolica», volendo esprimerci molto in sintesi, incardina la propria etica almeno su un doppio metro di giudizio. Da una parte il benessere: ecco la lotta contro la povertà, la disoccupazione, etc. Su altro fronte il liberalismo: ogni desiderio del singolo deve essere elevato a diritto posto che non intacchi il diritto di altri, in caso contrario si cercherà di bilanciare i diritti confliggenti.

Questa diversa fondazione fa sì che molti di coloro che si professano cattolici votino o comunque appoggino partiti e politici il cui orientamento non è assimilabile con quello della Chiesa cattolica. Infatti le posizioni pro-choice di partiti e politici benedetti da costoro vengono giustificati, in genere, in due modi. Aborto, fecondazione artificiale, eutanasia sono mali meno gravi della povertà sociale, della emarginazione, etc. Inoltre per risolvere questi mali occorre intervenire sul piano sociale. E così si combatte la piaga dell’aborto privilegiando in seno alla società il ruolo della donna; per eliminare le pratiche di fecondazione extracorporea occorrerebbe permettere alle coppie di mettere al mondo dei bambini in età più giovane e quindi più fertile, ma la società è strutturata in tal modo che l’ingresso nella vita attiva viene procrastinato sempre più; per debellare l’eutanasia occorrerebbe non lasciar solo il paziente morente e così via. Tutti rimedi validi, si badi bene, ma che non mettono davvero il dito nella piaga, ossia non individuano il vero motivo per i quali le condotte prima indicate rappresentano dei mali morali, ossia tutte queste condotte contraddicono la dignità personale. Infatti questa impostazione così «sociale» tenta di giustificare tutti, quasi che il male morale compiuto non esista. In tal modo la madre che abortisce e il bimbo abortito stanno dalla stessa parte: entrambi sono vittime del sistema. Nella fecondazione artificiale il desiderio di genitorialità scusa la pratica e i bambini sacrificati dalle procedure sono un prezzo tollerabile da pagare. Parimenti l’eutanasia è male inevitabile provocato dal perfezionarsi della tecnologia ed ovviamente chi chiede la morte e chi la dà sono scusabili per motivi pietosi (in realtà pietistici).


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Accennavamo ad una seconda modalità per giustificare i politici alla Biden, che è ben più grave della prima: l’accettazione piana, in stile liberal, di pratiche contrarie alla morale naturale e quindi alla dottrina cattolica. Ciò accade perché, secondo la mens di questi cattolici adulti, il proprium del cattolicesimo è l’accoglienza del diverso, del povero, la lotta alle diverse forme di schiavitù, un atteggiamento inclusivo e dialogante con tutti, la volontà di superare qualsiasi barriera, etc. Per il resto vige un «libera tutti». 

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