Bestemmia in versi, bufera politica a Barcellona

poesiaCi sono tanti modi, oggi, per perseguitare i Cattolici. La cristianofobia ha tanti volti. Anche quello della derisione, quello dell’emarginazione sociale, della messa al bando «per canzonatura». La chiamano “libertà di espressione” ed, in suo nome, fan passare le sconcezze peggiori. Anche le bestemmie.

Come dimostrano le poesie lette da una delle vincitrici del premio «Città di Barcellona», consegnato lunedì scorso durante una pubblica cerimonia di consegna: Dolors Miquel (nella foto), 56 anni, di Lleida compone per provocare. Spostando sempre più avanti l’asticella della trasgressione. Sino ad inciamparvi. E’ accaduto con la “composizione” proposta, una disgustosa storpiatura del Padre Nostro, che suggerisce di «santificare coni, epidurali ed ostetriche» e di fare «la volontà del nostro utero sulla terra». Giungendo ad invocare persino l’aborto. Pure farneticazioni.

Alberto Fernández Diaz, presidente del gruppo dei Popolari in Comune, a Barcellona, ha abbandonato in segno di protesta la manifestazione, sentendosi profondamente offeso da quanto udito. Ed ha condiviso il proprio sdegno sui social: «E’ questione di rispetto – ha scritto – Con i cattolici ci si permette sempre di tutto, ma di certo ci si guarda bene dall’esercitare eguale concezione di “libertà”, prendendosi gioco dell’islam». Anche il Vescovo di Terrassa, mons. José Ángel Saiz, non ha dubbi: quella “poesia” è sicuramente «blasfema». E si chiede: «Fino a quando si abuserà della pazienza» dei Cattolici?

L’ex-Sindaco di Barcellona, Xavier Trias, ha definito un «errore istituzionale» questa triste vicenda, specie perché collocata all’interno di una cerimonia ufficiale e promossa formalmente dall’amministrazione municipale.

Ora Fernández è deciso a chiedere le dimissioni di tutti coloro che, con le proprie azioni ed anche con le proprie omissioni, abbiano consentito questo scempio, calpestando letteralmente le altrui convinzioni e gli altrui sentimenti. Sempre in nome di un’idea assolutamente deviata della solita, trita e ritrita, “libertà di espressione”.

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