BENEDETTO XVI: un’Enciclica per tornare a sperare

L’ateismo dell’era moderna ha provocato «le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia»; il marxismo, in particolare, ha lasciato dietro di sé «una distruzione desolante». Netto il giudizio di Papa Benedetto XVI nella nuova Enciclica Spe Salvi





L’ateismo dell’era moderna ha provocato «le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia»; il marxismo, in particolare, ha lasciato dietro di sé «una distruzione desolante».  Netto il giudizio di Papa Benedetto XVI nella nuova Enciclica Spe Salvi (Nella speranza siamo stati salvati), firmata il 30 novembre 2007. In 77 pagine (nella versione italiana) il Pontefice contesta tutte le ideologie che pretendono di portare giustizia tra gli uomini senza Dio. «Un mondo che si fa giustizia da solo è un mondo senza speranza», afferma il Papa, e prosegue: «l’ateismo del XIX e XX secolo è, secondo le sue radici e la sua finalità, un moralismo: una protesta contro le ingiustizie del mondo  e della storia universale (…). Se di fronte alla sofferenza di questo mondo la protesta contro Dio è comprensibile, la pretesa che l’umanità possa e debba fare ciò che nessun Dio fa ed è in grado di fare, è presuntuosa e intrinsecamente non vera». Il fatto che da tale premessa siano scaturite «le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia non è un caso, ma è fondato sulla falsità intrinseca di questa pretesa».

Secondo il Papa, «la rivoluzione proletaria ha lasciato dietro di sé una distruzione desolante; ha dimenticato l’uomo e la sua libertà». L’abbaglio di Marx è il materialismo: «credeva che una volta messa a posto l’economia tutto sarebbe stato a posto». Partendo da questa argomentazione Benedetto XVI ribadisce che Gesù non ha portato «un messaggio sociale-rivoluzionario» e che non era «un combattente per una liberazione politica». Egli ha portato «qualcosa di totalmente diverso: l’incontro con il Dio vivente (…) l’incontro con una speranza che era più forte delle sofferenze della schiavitù e che per questo trasformava dal di dentro la vita e il mondo», anche se le strutture esterne rimanevano le stesse.

Benedetto XVI sollecita poi una profonda autocritica del Cristianesimo moderno, che si è rivelato inadeguato, di fronte ai progressi e alle promesse della scienza e alle ideologie materialistiche, ad offrire al mondo il senso vero della speranza in Dio. «Dobbiamo constatare – rileva – che il Cristianesimo moderno, di fronte ai progressi della scienza nella progressiva strutturazione del mondo, si era in gran parte concentrato sull’individuo e la sua salvezza (…). Con ciò ha ristretto l’orizzonte della sua speranza e non ha neppure riconosciuto sufficientemente la grandezza del suo compito» anche se resta grande ciò che «ha continuato a fare nella formazione dell’uomo e nella cura dei deboli e dei sofferenti».

Scienza e progresso possono perdere l’umanità, ammonisce il Papa, citando Adorno allorché affermava che con il progresso si arriva «dalla fionda alla megabomba» aprendo «possibilità abissali di male».

«Se al progresso tecnico non corrisponde un progresso nella formazione etica dell’uomo, nella crescita dell’uomo interiore – recita l’Enciclica – allora esso non è un progresso ma una minaccia per l’uomo e per il mondo».
La seconda Enciclica del Papa teologo tende a rilanciare la speranza anche tra i cristiani che vivono in un mondo secolarizzato. La speranza, strettamente intrecciata alla fede, spiega il Papa, è «elemento distintivo dei cristiani»: questi «hanno un futuro, sanno che la loro vita non finisce nel vuoto». Il messaggio cristiano non è soltanto «informativo», bensì «performativo», cioè il Vangelo non è solo una «comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita. La porta oscura del tempo, del futuro è stata spalancata. Chi ha la speranza vive diversamente, gli è stata donata una vita nuova».

Quanto all’escatologia cristiana, il Santo Padre ribadisce che esiste il Giudizio Finale di Dio: non sarà quello dell’iconografia «minacciosa e lugubre» dei secoli scorsi, ma nemmeno un colpo di spugna. Esso chiamerà «in causa le responsabilità» di  ciascun uomo. La Spe Salvi riafferma l’esistenza del Purgatorio e dell’Inferno e lega il motivo della speranza cristiana proprio alla giustizia divina. Anzi, Benedetto XVI afferma che proprio «la questione della giustizia costituisce l’argomento essenziale, in ogni caso l’argomento più forte, in favore della fede nella vita eterna».

«È impossibile infatti che l’ingiustizia della storia sia l’ultima parola» afferma in uno dei passaggi più forti della lettera. «La grazia non esclude la giustizia (…) I malvagi alla fine, nel banchetto eterno, non siederanno indistintamente a tavola accanto alle vittime, come se nulla fosse stato».

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