BENEDETTO XVI: la tolleranza non si trasformi in anarchia

La tolleranza deve distinguere tra bene e male per non essere caotica ed autodistruttiva, così come «una libertà che non rispetta la libertà altrui e la nostra comune misura di umanità diventa anarchia e distrugge l’autorità, un dialogo che non sa più su che cosa dialogare diventa una chiacchierata vuota».

La tolleranza deve distinguere tra bene e male per non essere caotica ed autodistruttiva, così come «una libertà che non rispetta la libertà altrui e la nostra comune misura di umanità diventa anarchia e distrugge l’autorità, un dialogo che non sa più su che cosa dialogare diventa una chiacchierata vuota».

Benedetto XVI lo ha affermato dinanzi a migliaia di fedeli in piazza San Pietro, convenuti il 25 giugno per il tradizionale appuntamento del mercoledì, illustrando la figura di san Massimino confessore «testimone coraggioso della sua fede in Cristo, vero Dio e vero uomo, Salvatore del mondo», nato in Palestina intorno al 580 e morto in esilio il 13 agosto 662.

Il Papa ha ricordato che «tolleranza, libertà e dialogo sono valori grandi e fondamentali, ma possono rimanere tali solo se mantengono il punto di riferimento che li unisce» cioè, come testimonia san Massimino, «la sintesi tra Dio e il cosmo nella figura di Cristo, nella quale impariamo la verità di noi stessi e come collocare gli altri valori, perché abbiamo il loro giusto significato».

Il Pontefice ha concluso la catechesi citando un pensiero di San Massimo, «noi adoriamo un solo Figlio, insieme con il Padre e con lo Spirito Santo, come prima dei tempi, così anche ora, e per tutti i tempi, e per i tempi dopo i tempi», ed ha spiegato che il pensiero del santo contrastava alcune teorie che volevano negare a Cristo una volontà umana.

San Massimo dimostra che l’uomo trova la sua totalità non in se stesso ma superando se stesso, uscendo da stesso. «Non si deve amputare l’uomo per spiegare l’incarnazione ma capire il dinamismo dell’essere umano solo uscendo da noi stessi».

«Non l’uomo che si chiude in se è l’uomo completo – ha proseguito il Papa – ma l’uomo che si apre, che esce da se stesso e diventa completo, e questo si trova nel Figlio di Dio e nella sua vera umanità».

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