BENEDETTO XVI: diritto all’obiezione di coscienza per i farmacisti

L’obiezione di coscienza è «un diritto che deve essere riconosciuto alla vostra professione, permettendovi di non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo scelte chiaramente immorali





L’obiezione di coscienza è «un diritto che deve essere riconosciuto alla vostra professione, permettendovi di non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo scelte chiaramente immorali come per esempio l’aborto e l’eutanasia», ha detto Benedetto XVI il 29 ottobre, ricevendo in Vaticano i farmacisti cattolici convenuti in occasione del loro XXV Congresso mondiale dal titolo Le nuove frontiere dell’atto farmaceutico.

Il Papa ha esortato i farmacisti ad essere consapevoli degli effetti che hanno alcune molecole create con lo scopo di evitare «l’annidamento di un embrione» o «abbreviare la vita di una persona». La vita «deve essere protetta dal suo concepimento alla sua morte naturale. Lo sviluppo attuale degli strumenti medicamentali e delle possibilità terapeutiche che ne derivano chiedono ai farmacisti di riflettere sulle funzioni sempre più ampie che sono chiamati a svolgere in quanto intermediari tra il medico e il paziente».

Immediata la reazione del fronte laicista che grida all’“ingerenza”: «È una pesantissima intrusione nella politica e nella vita civile italiana», tuona la senatrice del PRC, Lidia Menapace. Di parere opposto il deputato di Forza Italia, Isabella Bertolini per cui «il richiamo del Santo Padre sui rischi correlati all’uso della RU486, ovvero ad una privatizzazione delle pratiche abortive, è assolutamente condivisibile».

Anche per il Presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI), Giacomo Leopardi, il richiamo del Papa è «apprezzabilissimo».

«Molti farmacisti – spiega Leopardi – ritengono di essere equiparabili ai medici quanto al diritto all’obiezione di coscienza, ma nei fatti le cose vanno diversamente». Attualmente, il farmacista «non può esercitare l’obiezione di coscienza poiché la legge  gli impone la vendita dei medicinali, di qualunque genere essi siano, per i quali venga presentata la ricetta. Il farmacista, cioè, non può rifiutarsi. Ci auguriamo che il provvedimento legislativo in merito, al momento fermo alla Camera, venga approvato al più presto, affinché anche ai farmacisti sia consentito di esercitare l’obiezione di coscienza».

Benedetto XVI ha chiesto poi di «aiutare i giovani che entrano nelle differenti professioni farmaceutiche a riflettere sulle implicazioni etiche sempre più delicate delle loro attività e decisioni» e «approfondire la loro formazione (…) su ciò che riguarda le questioni bioetiche».

Il Papa ha infine ripetuto l’appello affinché i farmaci salvavita siano garantiti ai Paesi del Terzo Mondo che non possono acquistarli: «È necessario che le diverse strutture farmaceutiche, i laboratori e i centri ospedalieri abbiano la preoccupazione della solidarietà nell’ambito terapeutico, per permettere un accesso alle cure e ai farmaci di prima necessità a tutti gli strati della popolazione, in tutti i Paesi». (E.G.)

Donazione Corrispondenza romana