BENEDETTO XVI: angoscia per un mondo in equilibrio instabile

drammi dell’Asia, dal Medio Oriente al Myanmar, dal Pakistan allo Sri Lanka; l’appello per la pace, che esige il rispetto della libertà dell’uomo e dei suoi diritti fondati sul diritto naturale «dato dal Creatore», in primis la vita e la libertà religiosa;





I drammi dell’Asia, dal Medio Oriente al Myanmar, dal Pakistan allo Sri Lanka; l’appello per la pace, che esige il rispetto della libertà dell’uomo e dei suoi diritti fondati sul diritto naturale «dato dal Creatore», in primis la vita e la libertà religiosa; la speranza che la moratoria sulla pena di morte «stimoli il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana»; angoscia per la sicurezza e la fragile stabilità dell’equilibrio mondiale, questo il nucleo del discorso di Papa Benedetto XVI all’incontro d’inizio anno con gli ambasciatori dei 176 Stati accreditati presso la Santa Sede, svoltosi il 7 gennaio scorso.

«La pace non può essere una semplice parola o un’aspirazione illusoria» dice il Papa. «La pace è un impegno e un modo di vita che esige che si soddisfino le legittime attese di tutti, come l’accesso al cibo, all’acqua e all’energia, alla medicina e alla tecnologia, come pure il controllo dei cambiamenti climatici».

Fra le preoccupazioni del Papa ci sono pure l’Africa, dal Darfur ai Grandi Laghi, dal Kenya alla Somalia, l’America, da Cuba al Perù e l’Europa, con il Kosovo e l’auspicata costruzione d’una vera “casa” europea. Ad essere a rischio, in ogni caso, è la libertà dell’uomo, nel suo senso più alto come in quello della liberazione dai vincoli e dalle sofferenze imposti da uno sviluppo ineguale e ingiusto.

Da qui l’esortazione papale ad una «presa di coscienza» della Comunità internazionale e il suo sostegno alle iniziative di dialogo interculturale e interreligioso «sempre più numerose» che «possono stimolare la collaborazione su temi di interesse reciproco, come la dignità della persona umana, la ricerca del bene comune, la costruzione della pace e lo sviluppo». Fra esse il Papa ha ricordato la lettera inviatagli dai 138 studiosi musulmani.
Il diritto alla vita e alla libertà religiosa patiscono «attacchi continui in tutti i Continenti», ha ricordato poi il Pontefice, rallegrandosi «che lo scorso 18 dicembre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite abbia adottato una risoluzione chiamando gli Stati ad istituire una moratoria sull’applicazione della pena di morte» e facendo voti affinché «tale iniziativa stimoli il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana».

Infine l’esortazione alla Comunità internazionale per «un impegno globale a favore della sicurezza. Uno sforzo congiunto da parte degli Stati per applicare tutti gli obblighi sottoscritti e per impedire l’accesso dei terroristi alle armi di distruzione di massa rinforzerebbe, senza alcun dubbio, il regime di non proliferazione nucleare e lo renderebbe più efficace».

Facendo gli auguri per il nuovo anno agli ambasciatori e ai popoli che essi rappresentano, il Santo Padre ribadisce la convinzione «che l’umanità costituisca una famiglia», come sottolineato nel suo Messaggio per la celebrazione della Giornata mondiale della Pace.

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