Belgio: una chiesa ed una Fraternità vittime della Chiesa “della misericordiaˮ

(di Mauro Faverzani) È incredibile. C’è una generazione di Pastori, che sembra preoccupata di una sola cosa: di sopprimere Messe e chiese, di fondere tra loro parrocchie sempre più anonime ed aliene, di umiliare i suoi preti più fedeli, di far perdere qualsiasi visibilità al Cattolicesimo in nome del pluralismo religioso e del relativismo secolarizzato.

L’ennesima riprova giunge dal Belgio. Ma, per capirla, occorre fare un passo indietro. Nell’agosto 2011 si seppe dalla stampa di un accordo sottoscritto tra il Comune e l’Arcivescovado di Bruxelles per trasformare in un mercato di ortofrutta la storica e centralissima chiesa intitolata a S. Caterina. L’edificio sacro, sito nel cuore dell’antico quartiere marittimo, sarebbe finito nel calderone di un piano di sconsacrazione riguardante una quarantina di chiese giudicate “superflue” ai tempi del card. Danneels.

Sconcertati i fedeli, che giudicarono l’operazione priva di senso e soprattutto di ragioni. Il vescovo ausiliare, mons. Kockerols, confermò tale assurda decisione il 31 dicembre di quell’anno, di fronte ad una folla orante ovvero a centinaia di credenti in lacrime, con la corona del S. Rosario stretta tra le mani. Furono raccolte in pochissimo tempo oltre 13 mila firme contrarie, la gente si mobilitò a qualsiasi livello sino a quando venne a sapere che l’arcivescovo, mons. André-Joseph Léonard (oggi emerito), aveva deciso in via sperimentale di riaprire quella chiesa al culto e di insediarvi una nuova Fraternità sacerdotale, quella dei Santi Apostoli. Contro tale decisione si schierò l’intero Consiglio episcopale, ma lui proseguì imperterrito. E fu previdente.

Nel settembre 2014, infatti, quattro giovani sacerdoti furono chiamati a rianimare la comunità locale tra l’acclamazione popolare, nonostante da qualche tempo fossero tornate a circolare strane voci di imminente chiusura. Quella chiesa rimase gremita anche dopo il loro ingresso, grazie a liturgie ed a Sacramenti celebrati con fervore e grazie ad una profonda devozione mariana.

A mons. Léonard il 6 novembre dell’anno scorso è successo l’attuale arcivescovo, mons. Jozef De Kesel. È stato nominato da papa Francesco, che gli ha subito garantito una carriera-blitz: diverrà infatti cardinale nell’imminente Concistoro del 19 novembre. Non si sa per quali meriti: certa è comunque la sua decisione di espellere non solo da Santa Caterina, ma dal Belgio i suoi preti e seminaristi, nonché di sciogliere la Fraternità dei Santi Apostoli a far data dal 15 luglio scorso.

La ragione? Risibile e pretestuosa. Il fatto d’attirare in Belgio molte vocazioni dalla Francia. Da notarsi come, per dissolvere canonicamente una realtà di questo tipo, occorrano motivi molto gravi, non certo sciocchezze simili, quasi beghe da vicinato. Così, ecco i parrocchiani costretti a riprendere la loro buona battaglia: ben 130 ricorsi canonici sono stati presentati dapprima a mons. De Kesel, chiedendogli di revocare l’improvvida ed illegittima decisione. Invano.

Oltre 200 fedeli non si sono però fermati davanti agli strani silenzi di colui, che dovrebbe essere il loro Pastore: hanno innanzi tutto intensificato le loro preghiere, rendendole perpetue; poi son partiti lancia in resta con 3.400 petizioni, altri 320 ricorsi, testimonianze, lettere, riflessioni, studi, articoli con l’unico obiettivo di riportare la Fraternità a S. Caterina.

Due loro delegati sono stati ricevuti in settembre a Roma, per sentire la voce trepidante di un popolo, che rifiuta di piegarsi al massacro spirituale e che invoca con fede e determinazione la “riabilitazione” di una Fraternità senza colpa nel seno della Chiesa belga. La Chiesa “della misericordia”, così zelante nello sciogliere Ordini e Congregazioni in salute, saprà, almeno questa volta, ascoltare? (Mauro Faverzani)

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