Argentina, basilica di Buenos Aires profanata a colpi di rock

LujanOggi, tra le altre, vi è una forma silenziosa, ma non per questo indolore, di «terrorismo in guanti bianchi» – per riprendere le parole di papa Francesco a proposito delle persecuzioni contro la fede – ed è sostanzialmente quella citata nel Vangelo di San Luca, dove è scritto: «La mia casa sarà casa di preghiera, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri!» (Lc 19, 46). Ove «ladri» son quanti oltraggino, offendano, quindi profanino a vario titolo ed in vario modo il tempio in cui si trovano.

Il can. 1210 del Codice di Diritto Canonico è tra quelli più dimenticati e che sarebbe buona norma, invece, richiamare alla memoria. In esso si specifica come negli edifici sacri sia consentito solo quanto serva «all’esercizio ed alla promozione del culto, della pietà, della religione» e, di contro, sia «vietato qualunque cosa sia aliena alla santità del luogo». Specie quando questo luogo sia il Santuario per eccellenza di tutto il popolo argentino, la basilica di Nostra Signora di Luján, a Buenos Aires.

Proprio qui lo scorso 16 maggio si è svolto il musical Creyendo Lujan, per festeggiare la conclusione dei lavori di restauro. A favore di telecamere, visto che lo spettacolo è stato ripreso dalla televisione di Stato, per trasmetterlo il prossimo 25 maggio. Oltre 20 artisti di fama nazionale si sono alternati, per l’occasione, non sul palco, ma tra altari e navate. Tra questi, anche Sandra Mihanovich, leader della propaganda Lgbt. Leon Gieco, icona degli inni della Sinistra nazional-popolare (non a caso in un video immortalato a fianco dell’immagine di Ernesto Guevara). Il tutto diretto da Lito Vitale, di cui è nota l’attiva militanza politica a sinistra.

Da Cristo Rock a Libri sapienziali, da Padre Francesco a San Cayetano, i testi proposti sono stati nella migliore delle ipotesi intrisi di materialismo spinto, un inno ad una giustizia meramente terrena, al pane e lavoro come rivendicazione esclusivamente sociale, però totalmente privi di uno sguardo al trascendente, incapaci di librarsi oltre il proprio naso, di un autentico respiro di fede.

In quei brani ci si chiede «dove sia Dio, chi Lo abbia rubato?». Ma, più correttamente, la domanda da porsi è un’altra: davvero l’Arcivescovo di Mercedes-Luján, mons. Agustín Roberto Radrizzani, e Padre José Daniel Blanchoud, rettore della Basilica, ritengono che spettacoli come questo possano rendere gloria a Dio? Davvero non v’era niente di più cattolico da proporre? E’ questo ciò che attende urgentemente risposta.

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