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Babbo Natale? Un simbolo troppo “cristiano”, abolito e poi “riabilitato” dalle proteste…

(di Mauro Faverzani) Non solo Gesù Bambino, ora anche Babbo Natale “disturba”. Viene considerato un simbolo troppo “cristiano”, pur non essendolo. Tale, quindi, da mettere in pericolo il «valore» della laicità dell’istituto e degli alunni. A sentenziarlo, è stata la direttrice della scuola materna di Grand-Clos di Montargis, in Francia, che quindi ha cancellato qualsiasi riferimento alla sua venuta, «per rispettare le differenti credenze». Rimpiazzandolo con uno spettacolo di marionette.

Ne ha dato notizia nei giorni scorsi l’edizione on-line del settimanale d’Oltralpe, “L’Express”. Precisando come i genitori non abbiano proprio gradito l’improvvisa sostituzione, formalmente motivata da «ragioni finanziarie e pedagogiche»: di sicuro ha lasciato l’amaro in bocca ai papà ed alle mamme, immediatamente recatisi in Comune, per far sentire la propria voce e lamentarsi del cambio di programma, denunciando anche le pressioni giunte in tutta questa vicenda «da una decina di famiglie musulmane».

Subito è giunta la risposta di Jean-Paul Fonteneau, assessore municipale per l’Insegnamento e l’Infanzia della città: «Le ragioni addotte dalla direttrice  ‒ ha dichiarato, sbottando, alla stampa ‒ sono fuori luogo. In cosa Babbo Natale, festeggiato in un gran numero di Paesi del mondo senza che ciò turbi le convinzioni di alcuno, non rispetterebbe le differenti credenze?». Secondo l’Ispettorato scolastico di Montargis, l’improvvida azione della direttrice si sarebbe tradotta in una plateale gaffe, del tutto priva di tatto.

Lo stesso Sindaco, Jean-Pierre Door, ritiene che si sia di fronte ad un «controsenso totale». Per questo, ha preso carta e penna ed ha scritto alla direttrice della scuola una lettera indignata, in cui ha espresso tutto il proprio disappunto per questa sua decisione «fondata sul presunto rifiuto di comportamenti confessionali». Da anni Babbo Natale “passava” da questa scuola, portando regali ai piccoli alunni, ha sottolineato il primo cittadino, specificando anche come egli non noti proprio «alcun carattere religioso nell’immagine di Babbo Natale», anzi la ritenga un simbolo «perfettamente profano e tale da procedere nel solco di una tradizione, cui tutti siamo legati», rivendicando piena autonomia rispetto a certe scelte imposte in termini di animazione nelle scuole.

Il problema probabilmente sta tutto qui: nell’aver ormai la cristianofobia raggiunto livelli tali, soprattutto a livello di teste e di coscienze, da spingere chicchessia, per “brillare” in laicità, a cancellare qualsiasi segno che possa anche lontanamente richiamare l’evento del Natale, che cioè ‒ in quanto tale ‒ possa ricordare e celebrare la nascita di Qualcuno ovvero del Bambin Gesù.

Ma c’è un altro insegnamento che si può trarre da questa vicenda ovvero quanto possano le proteste dei genitori e lo sdegno delle istituzioni rispetto alle bizzarrie dei singoli funzionari: perché non accade altrettanto, quando in discussione non vi siano Babbo Natale, le sue renne e la sua slitta, bensì il Figlio di Dio incarnato, il Presepe od anche ‒ in altri contesti ‒  il Crocifisso? Perché in questi casi nessuno si fa sentire e non scrive lettere indignate? Anche al di fuori della Francia giacobina…? I fatti dimostrano come, protestando, si ottenga… (Mauro Faverzani)