Australia verso l’eutanasia, pro-life on line in Ecuador

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(Mauro Faverzani) Davvero tragico il bilancio demografico in Europa: l’arrivo degli ultimi dati attesi, quelli relativi a Spagna e Bosnia-Erzegovina, ha permesso di tracciare il quadro completo relativo al 2019. A fronte di una popolazione di 746.188.694 abitanti, il numero dei nuovi nati vivi si è attestato a quota 7.070.712, registrando il livello più basso mai raggiunto dal dopoguerra ad oggi. Finora il triste record era stato raggiunto nel 1999 con 7.205.145 nascite, ora però si è riusciti a fare nettamente peggio, segnando tra l’altro una flessione netta del – 3,6% anche rispetto al 2018, quando i fiocchi azzurri e rosa furono 7.334.162. A ridurre il gap non è servito neppure il calo nel numero delle morti, passate da 8.181.998 nel 2018 a 8.093.294 nel 2019 (- 1,1%, non poco).

Ora si tratterà di capire come e quanto abbia influito nel 2020 l’emergenza sanitaria, ma si prevede purtroppo che il saldo, alla fine, possa essere ancora più negativo, specie nei Paesi più colpiti dalle restrizioni e dal conseguente aumento della mortalità per malattie diverse dal Coronavirus, in particolare quelle cardiovascolari e quelle oncologiche, trascurate a causa della pandemia. Ancor più significativo, purtroppo, è il fatto che tali numeri, benché noti a tutti, non costituiscano, né abbiano mai costituito neppure in passato, motivo di riflessione, né di analisi, né di promozione di nuove, adeguate politiche familiari.

In un contesto già di suo così tetro e sterile, c’è malauguratamente spazio anche per altre brutte notizie sul lugubre fronte della cultura di morte: dall’altra parte del mondo, infatti, l’isola di Tasmania potrebbe diventare il terzo Stato australiano, dopo quelli di Victoria (giugno 2019) e dell’Australia occidentale (dicembre 2019), a legalizzare il cosiddetto “suicidio assistito” e l’eutanasia. La strada, in tal senso, pare tutta in discesa dopo l’approvazione, la scorsa settimana, con 16 sì e 6 no, del relativo disegno di legge ad opera della Camera bassa del Parlamento. A favore, prevedibilmente, laburisti e verdi, cioè le Sinistre in genere.

La normativa in discussione si applicherebbe alle persone al di sopra dei 18 anni, affette da una patologia incurabile ed irreversibile in stadio avanzato, tale da poter provocare la morte entro sei mesi. I pazienti potrebbero rinunciare alla decisione di farla finita in qualsiasi momento, almeno sulla carta, secondo quanto riferito dall’Australian Associated Press. Viceversa, i medici obiettori di coscienza dovrebbero comunque fornire al paziente richiedente tutte le informazioni necessarie, per contattare la Commissione statale per la morte assistita volontaria. Contraria al disegno di legge l’Ama-Associazione Medica Australiana e la locale Conferenza episcopale: va ricordato come la Lettera Samaritanus bonus della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita, del 22 settembre scorso, abbia riaffermato l’insegnamento perenne della Chiesa sul peccato di eutanasia e suicidio assistito, ricordando l’obbligo per i cattolici di accompagnare malati e moribondi con la preghiera, la presenza fisica ed i Sacramenti.


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I precedenti tentativi d’introdurre provvedimenti analoghi in Australia, finora, erano tutti falliti: l’ultimo in ordine di tempo nel 2016 ad opera del Parlamento nazionale e nel 2017 nel Nuovo Galles del Sud; ma questa volta l’esito potrebbe essere diverso: dipenderà tutto dal voto della Camera Alta del Parlamento, decisivo perché il testo diventi o meno legge a tutti gli effetti.

Sul fronte pro-life, buone notizie giungono invece da Guayaquil, in Ecuador, dove la Chiesa sta varando un progetto, per insegnare a «pensare, parlare e difendere la vita» fin dal grembo materno: si tratta di una serie di sessioni di formazione virtuale, organizzate assieme al CCBR-Canadian Centre for Bioethical Reform, che partiranno il prossimo 14 marzo per insegnare con prove scientifiche come «non vi sia differenza tra l’atto d’uccidere un bambino nato ed uno non nato», nonché per spiegare come difendere con argomenti fondati i diritti umani del nascituro, rendendo così l’aborto un’opzione sempre più inconcepibile presso l’opinione pubblica.

Il progetto è stato lanciato pubblicamente lo scorso primo marzo nel corso di un incontro online, cui hanno preso parte, soprattutto, collaboratori pastorali e missionari di diverse province del Paese. Potrebbe rappresentare una bella occasione, “esportabile” anche altrove. 


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