Minoranze in subbuglio: un cristiano ucciso, gli indù chiedono “la revoca della cittadinanza”

Karachi (Agenzia Fides) – Un commerciante cristiano, padre di famiglia, è stato ucciso a Karachi, capitale della provincia del Sindh; i fedeli di religione indù protestano e in Parlamento chiedono, provocatoriamente, che il governo “revochi la cittadinanza alle minoranze religiose”: sono gli episodi che, come riferiscono fonti di Fides in Pakistan, mostrano il clima di tensione e il malcontento delle minoranze religiose, ultimamente soprattutto nella provincia del Sindh.
Due giorni fa, a Karachi, dopo l’omicidio del Pastore protestante Jamil Sawan (vedi Fides 17/11/2011), un commerciante cristiano di 50 anni, Jamil Masih, è stato ucciso a bruciapelo da due sconosciuti a colpi di arma da fuoco, mentre stava aprendo il suo negozio nel centro commerciale “Luna”, nell’area di Gulshan-e-Iqbal, la stessa dove è stato ucciso il Pastore Sawan. Jamil Masih viveva nella nota colonia cristiana di “Essa Nagri” (la più grande del Sindh), con la moglie e cinque figli, ed era socialmente impegnato per la promozione sociale dei ragazzi e dei giovani cristiani del quartiere.

Secondo la polizia l’omicidio sarebbe dovuto a una vendetta privata, ma “i cristiani sono spesso vittime di esecuzioni extragiudiziali”, nota una fonte di Fides. P. Mario Rodrigues, sacerdote di Karachi e Direttore del Pontificie Opere in Pakistan, spiega a Fides che “a Karachi c’è forte insicurezza nella vita quotidiana, per tutta la popolazione. Le minoranze, in tale quadro già difficile, sono più vulnerabili perchè meno considerate e meno protette”.
Nel Sindh, intanto, non si placa la tensione nella comunità indù dopo l’uccisione dei quattro medici da parte dei membri di una confraternita musulmana (vedi Fides 8/11/2011).

I parlamentari indù hanno sollevato la questione nell’Assemblea nazionale, chiedendo al governo federale un intervento rapido e deciso e ribadendo l’urgenza di proteggere le minoranze. Gli indù hanno invitato il governo, in modo provocatorio, a “ritirare la cittadinanza ai membri delle minoranze religiose”, in modo da certificare che oggi sono “cittadini di seconda classe”, vittime di discriminazioni e ineguaglianze. Il Ministro degli interni Rehman Malik ha assicurato un’azione efficace della polizia, che ha arrestato 11 presunti responsabili del delitto.

Il Primo Ministro Yousuf Reza Gilani, in un messaggio diffuso per la “Giornata Internazionale della tolleranza”, celebrata nel mondo il 16 novembre, ha ribadito che, nello sforzo di rendere il Pakistan “un luogo vivibile”, “vi è la necessità di incoraggiare l’armonia, l’impegno e il dialogo interreligioso tra i seguaci di diverse culture e civiltà”, riaffermando “l’imperativo del governo a promuovere la tolleranza e il rispetto per la fede e i diritti degli altri”. (PA) (Agenzia Fides 18/11/2011)

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