Suora uccisa per il suo impegno missionario fra i tribali: “autentica discepola di Cristo”, abbandonata dalle autorità civili

Dumka (Agenzia Fides) – Era un delle tante religiose che dal Kerala (stato nel Sud dell’India, fiorente di vocazioni) si sono sparse in India e nel mondo come missionarie: suor Valsha John, 53 anni, delle “Suore della Carità di Gesù e Maria”, è stata uccisa la notte del 15 novembre nella sua casa, in circostanze non ancora chiare, nel villaggio di Pachwara, distretto di Pakur, nello stato di Jharhkand (India settentrionale).

La religiosa svolgeva da 20 anni la sua opera pastorale soprattutto fra i poveri, gli emarginati, i tribali nel distretto di Pakur, nel territorio della nella diocesi di Dumka. Questa mattina, informano fonti locali di Fides, si sono tenuti i funerali nella Cattedrale di Dumka, alla presenza di oltre 700 fedeli, fra preti, religiosi, laici e tribali provenienti dallo Jharhkand e dal Kerala. Il celebrante principale, il gesuita p. Varkey Chenna, ha ricordato “il discepolato e la missione della religiosa”, affermando: “ha dato la vita per Cristo, da autentica discepola.

E’ un esempio per tutti noi: la sua testimonianza è un invito a porci alla sequela radicale di Gesù Cristo, come veri discepoli”. P. Nirmal Raj SJ, Provinciale dei Gesuiti a Dumka – molti dei quali conoscevano e condividevano l’impegno di suor Valsa – ha spiegato a Fides: “suor Valsha viveva con i poveri, dava la sua testimonianza cristiana e li evangelizzava, condividendo le loro fatiche e difficoltà. Stava accanto alle comunità tribali più emarginate, i gruppi di etnia santhal nel distretto di Pakur.

Si era impegnata soprattutto nel difendere gli indigeni dall’alienazione della loro terra, operata dalle compagnie minerarie di estrazione del carbone. Questo impegno le è costato la vita. Confidiamo negli investigatori e nel, contempo, siamo pronti a proseguire la sua missione”.

Come segnalano fonti locali di Fides, due le ipotesi seguite nelle indagini, per la ricerca dei colpevoli: quella delle organizzazioni criminali che sostengono lo sfruttamento dei tribali e il business delle compagnie estrattive (che potrebbero aver visto nella religiosa un ostacolo ai loro progetti); quella di gruppi all’interno delle stesse comunità indigene, che si sono divisi fra favorevoli e contrari a un accordo siglato fra le parti, che la suora aveva contribuito a promuovere.

Secondo una nota inviata a Fides dal “Global Council of Indian Christians” (GCIC), “la suora era stato più volte minacciata da criminali che l’avevano diffidata dal contrastare l’opera di compagnie come la Panem Limited, e aveva anche avvisato le autorità competenti delle minacce ricevute. Ma le autorità statali, che appartengono a partiti nazionalisti indù, hanno ignorato le sue richieste di aiuto e l’hanno abbandonata a se stessa, lasciandola senza protezione”. (PA) (Agenzia Fides 17/11/2011)

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