Arresti e fermi per parenti e amici di Chen Guangcheng. La Clinton a Pechino

(di Wang Zhicheng su AsiaNews del 02-05-2012) Arrestati fratelli, nipoti e cugini. Sco–mparsi attivisti che hanno aiutato nella fuga a Pechino; interrogatori e arresti domiciliari per avvocati e attivisti. La Cina e gli Usa speravano in un buon successo dei dialoghi strategici ed economici di domani, che però saranno polarizzati dal caso Chen. In questi giorni la Cina ha innalzato il valore dello yuan, ha ridotto le importazioni di greggio dall’Iran; ha criticato la Nordcorea; ha appoggiato il piano Onu sulla Siria.
Parenti e amici che si sospetta abbiano aiutato l’attivista cieco Chen Guangcheng a fuggire dagli arresti domiciliari sono stati arrestati o interrogati dalla polizia. Intanto, la fuga dell’attivista, rifugiatosi nell’ambasciata americana rischia di polarizzare gli incontri al vertice fra Stati Uniti e Cina, che dovrebbero iniziare domani.

Il 22 aprile scorso, Chen è riuscito a fuggire dalla sua casa di Lin Yi (Shandong), dove era controllato 24 ore su 24 insieme alla figlioletta e alla moglie. In un video diffuso il 27 aprile, Chen conferma la sua fuga, accusa le autorità dello Shandong di opprimere e abusare della sua famiglia e chiede al premier Wen Jiabao di proteggere la sua famiglia e aprire un’inchiesta sulle violenze dei governanti locali dello Shandong.

Le autorità lo avevano costretto all’isolamento per ripagare Chen della campagna da lui sostenuta contro gli aborti e le sterilizzazioni forzati e contro gli espropri di terre ai contadini. Per questo Chen aveva già scontato una pena di quattro anni e mezzo ed era uscito dalla prigione nel 2010. Da allora aveva dovuto vivere agli arresti domiciliari in casa sua, spesso picchiato da guardie.

Non appena la notizia della sua fuga si è diffusa nel mondo, le autorità dello Shandong hanno arrestato alcuni membri della sua famiglia.

Il fratello di Chen, Chen Guangfu, e il figlio di lui, Chen Kegui sono stati subito arrestati il 26 aprile. Il secondo era anche rimasto ferito in una lotta con poliziotti e malviventi, in cui egli ha usato un coltello per difendere se stesso.

Altri due parenti, il cugino Chen Guangcun e suo figlio, Chen Hua sono stati arrestati il 28 aprile. Un gruppo di avvocati, fra cui Liu Weiguo e Liang Xiaojun, che si erano offerti di difendere Chen Kegui hanno subito pressioni per non assumersi questo compito.

L’attivista He Peirong, da tempo sostenitrice di Chen, che avrebbe aiutato l’attivista nella sua fuga a Pechino, è scomparsa nei giorni scorsi. Un’altra attivista, Guo Yushan è stata interrogata per giorni dalla polizia, ma è poi ritornata a casa.

Il dissidente Hu Jia, che ha incontrato Chen a Pechino (v.foto), è stato interrogato e fermato per 24 ore dalla polizia.

La polizia ha anche minacciato diversi attivisti dello Shandong e di Jinan. Secondo il Chrd (China Human Rights Defenders), ieri gli attivisti Ni Wenhua e Liu Guohui sono stati interrogati dalle forze dell’ordine e obbligati a stare in casa. Lo stesso è avvenuto per

Che Hongnian e Zhang Jinfeng. Il prof. Sun Wenguang, che voleva organizzare un’assemblea per il primo maggio, è stato messo sotto custodia.

Intanto, il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, è giunta stamane a Pechino. L’incontro era programmato da tempo e doveva vertere su accordi economici e diplomatici, ma la presenza di Chen Guangcheng nell’ambasciata americana rischia di polarizzare i rapporti.

Prima della fuga di Chen, Washington aveva sperato di mostrare – anche in funzione elettorale a sostegno di Barack Obama – alcuni piccoli progressi nei dialoghi strategici ed economici con la Cina, in programma domani. Pechino era venuta incontro alle richieste americane e prima del vertice di domani ha di nuovo rivalutato lo yuan. Secondo gli Usa il valore dello yuan è tenuto basso in modo artificiale per favorire le esportazioni cinesi. Oggi lo yuan è stato rivalutato dello 0,19%, portando a una rivalutazione del 23% in cinque anni. Nelle scorse settimane, per venire incontro ad altre richieste Usa, la Cina ha diminuito le importazioni di petrolio iraniano; ha criticato con forza il lancio di un missile della Nordcorea; ha appoggiato il piano Onu sulla Siria, dopo avere per tanto tempo bloccato ogni risoluzione contro il Paese medio-orientale.

Ora, entrambe le due potenze economiche dovranno fare i conti con la questione dei diritti umani, per molto tempo lasciati ai margini dei loro dialoghi.

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