Arabia Saudita e Qatar, due vie per il medesimo fine

(di Lupo Glori) I paesi arabi fanno fronte comune contro il Qatar accusato di essere il regista occulto e finanziatore del terrorismo islamico internazionale. Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Bahrain, a cui si sono aggiunti, nel giro di poche ore, anche Yemen e Maldive, con una mossa senza precedenti, hanno infatti sospeso i rapporti diplomatici con Doha, annunciando la chiusura del traffico aereo e marittimo verso il piccolo quanto ricchissimo emirato che si affaccia sul Golfo Persico.

Una decisione che di fatto isola il minuscolo Stato del Qatar dal momento che il paese è collegato via terra con il resto della Penisola araba unicamente attraverso la frontiera con l’Arabia Saudita.

L’agenzia di stampa saudita Spa ha motivato la clamorosa chiusura dei collegamenti terrestri, aerei e marittimi con l’emirato, spiegando come la decisione sia stata presa per «proteggere la sua sicurezza nazionale dai pericoli del terrorismo e dell’estremismo. (…) L’Arabia saudita ha preso questa misura decisiva in ragione di una serie di abusi delle autorità di Doha nel corso di tutti questi ultimi anni…per incitare alla disobbedienza e mettere a rischio la sua sovranità».

Le accuse rivolte contro lo Stato guidato da Tamim al-Thani sono di «sostenere, finanziare e abbracciare il terrorismo, l’estremismo e le organizzazioni settarie», appoggiando con ingenti finanziamenti i gruppi terroristici internazionali e di interferire negli affari interni del confinante Bahrain, minandone la sicurezza e la stabilità interna, sostenendo atti di terrore e finanziando «gruppi armati associati all’Iran per effettuare attacchi sovversivi e diffondere il caos nel Regno». Insieme allo stop dei voli aerei verso Doha, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrain hanno inoltre decretato l’espulsione immediata di tutti gli abitanti qatarini sul proprio territorio, concedendo loro 14 giorni per lasciare il paese e ordinando ai propri cittadini attualmente in Qatar di fare al più presto ritorno in patria.

Emirati Arabi, Egitto e Bahrain hanno inoltre annunciato il ritiro dei loro ambasciatori e dato ai diplomatici qatarioti 48 ore di tempo per lasciare il Paese. La reazione del Qatar all’annuncio della rottura di rapporti diplomatici da parte dei principali paesi arabi è stata affidata al suo ministro degli Esteri che ha diramato una nota ufficiale in cui rimanda al mittente le accuse di complicità con il terrorismo islamico, commentando così: «Le misure sono ingiustificate e sono basate su affermazioni e accuse che non hanno basi concrete». Secondo Doha, dietro tali sanzioni vi sarebbe un unico chiaro obiettivo: «mettere lo Stato (del Qatar) sotto tutela, il che significa una violazione della sua sovranità» e il che è «totalmente inaccettabile».

L’isolamento del Qatar ad appena 15 giorni di distanza dalla visita a Riad del presidente americano, Donald Trump , inevitabilmente, fa ritenere che l’amministrazione statunitense abbia avuto un qualche ruolo in tale inedita decisione. Da parte sua, Trump, a scanso di equivoci, ha colto la palla al balzo per intestarsi quella che appare come una storica quanto difficile vittoria politico-diplomatica, commentando così il giorno seguente su Twitter: «Durante il mio recente viaggio in Medio Oriente, ho sostenuto che non si può più finanziare l’ideologia dell’estremismo. I leader hanno indicato il Qatar, e guardate!. (…) È bello vedere che la visita in Arabia Saudita con il re e 50 Paesi sta dando i suoi frutti. Hanno detto che avrebbero assunto una linea dura sui finanziamenti all’estremismo, e tutti i riferimenti puntavano al Qatar. Forse questo sarà l’inizio della fine dell’orrore del terrorismo».

La sorprendente mossa dei paesi arabi ha lasciato molti spiazzati. Quali sono le motivazioni alla base della nuova crisi del Golfo, questa volta, interna agli stessi paesi arabi? Osservando lo scenario geopolitico della penisola araba, le cause sembrano da ricondurre ad un’annoso conflitto interno al mondo sunnita che vede contrapposti due blocchi, capeggiati, uno dall’Arabia Saudita di re Salman e dall’Egitto del presidente Abdel Fattah al-Sisi e il secondo dalla Turchia di Recep Tayyp Erdogan e dall’emirato del Qatar di Tamim al-Thani. I primi, sostengono i regimi esistenti, i secondi, i gruppi rivoluzionari che mirano a deporre tali regimi.

In tale contesto, il Qatar svolge un ruolo fondamentale grazie a due differenti ma entrambe formidabili armi in suo possesso: la potenza finanziaria, assicurata dai suoi immensi giacimenti di gas naturale e la potenza mediatica, garantita dal suo canale satellitare di Al Jazeera, prima tv “all news” in lingua araba, diffusa in tutto il Medio Oriente. L’attuale scontro strategico tra Arabia Saudita e Qatar è infine la trasposizione odierna di un conflitto secolare tra tribù per la supremazia nella penisola arabica. Come ha riassunto il politologo del Kuwait Abdullah al-Shayji, «il Qatar ha due obiettivi di fondo: non vuole che i sauditi siano il più importante o l’unico protagonista del mondo sunnita in Medio Oriente, persegue un ruolo da maggiore potenza della regione».

Tuttavia, se diverso è il metodo di lotta, identico è il fine: sia l’Arabia Saudita che il Qatar hanno infatti come obiettivo primario la diffusione e l’affermazione dell’Islam nel mondo. I primi perseguono, in maniera, per cosi dire,“soft”, attraverso abili e pragmatici accordi politici, la via dura e pura incarnata dal pensiero wahhabita, i secondi sono invece promotori di una seconda via “massimalista”, altrettanto integrale, rappresentata dai Fratelli Musulmani, la versione anti establishment del fondamentalismo sunnita. Entrambi fanno un ampio e sapiente uso della taqiyya, la pratica della dissimulazione, della furbizia e della menzogna, ammessa, anzi raccomandata, ai propri fedeli nel Corano ai fini dell’espansione islamica. (Lupo Glori)

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