Antonio Carioti su il “Corriere della Sera” (1 dicembre 2009)

Charles Darwin mette in imbarazzo il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Tanto che il Presidente del Cnr, il fisico Luciano Maiani, sente la necessità di prendere le distanze dal suo Vice, lo storico Roberto de Mattei. Mentre il Presidente della Società dei biologi evoluzionisti, Marco Ferraguti, mette in rilievo come l’Italia abbia il bizzarro primato di essere l’unico Paese occidentale nel quale un antidarwiniano convinto, il citato de Mattei, occupi un posto di primissimo piano in un ente pubblico destinato a promuovere la ricerca scientifica.

La vicenda comincia nove mesi fa, il 23 febbraio, quando il vicepresidente del Cnr organizza un convegno di netta impronta creazionista, i cui atti sono ora confluiti nel volume Evoluzionismo. Il tramonto di un’ipotesi (Cantagalli, pp. 192, € 17), curato dallo stesso de Mattei. Ma mentre l’incontro di febbraio non suscita particolari clamori – forse perché sovrastato dal convegno sull’evoluzione promosso poco dopo (3-7 marzo) sotto il patrocinio del Vaticano all’Università Gregoriana, da cui i creazionisti sono stati esclusi – il libro scatena un putiferio.

Attaccano de Mattei il direttore della rivista “Le Scienze” Marco Cattaneo, sul suo blog, e il filosofo Telmo Pievani, sulla rivista “MicroMega”. In difesa del creazionismo si schierano i quotidiani “Libero” e “Il Giornale”. Infine interviene Ferraguti, sul sito www.pikaia.eu e sulla versione online di “MicroMega”. E parlando al “Corriere” rincara la dose: «I testi inclusi in quel volume non hanno nulla a che vedere con la scienza – afferma il Presidente dei biologi – e del resto nessuno degli autori gode di un qualche credito a livello internazionale.

Sostengono tesi stravaganti, come quella per cui i dinosauri sarebbero vissuti al massimo 40 mila anni fa: “scoperte” tali da sconvolgere tutto il quadro delle attuali conoscenze. Se portassero degli argomenti seri, la comunità scientifica sarebbe impegnata a discuterne e le riviste più importanti ospiterebbero i loro interventi. Invece sono dei perfetti sconosciuti: il più famoso è il polacco Maciej Giertych, noto non per le sue opere scientifiche, ma come ex parlamentare europeo criticato per uno scritto di sapore antisemita».
Intanto il Presidente Maiani, sul sito dell’istituzione da lui diretta, chiarisce che il volume curato da de Mattei «non esprime la voce ufficiale del Cnr» e ha ricevuto solo «un modesto contributo finanziario per la stampa», mentre il convegno di febbraio «non ha gravato finanziariamente» sulle casse dell’Ente.

Una precisazione, giunta ieri a tarda sera, che fa emergere la scarsa sintonia tra Maiani, a suo tempo firmatario dell’appello dei fisici contro l’invito di Benedetto XVI all’Università “La Sapienza” di Roma, e de Mattei, cattolico tradizionalista. Allo smarcamento si accompagna però un contentino allorché Maiani, nello stesso comunicato, sottolinea «il carattere aperto della ricerca intellettuale» e la sua «personale contrarietà a ogni forma di censura delle idee».

È infatti sulla libertà di opinione che insiste de Mattei: «C’è un tentativo d’intimidazione intellettuale – dice al “Corriere” – verso chi osa mettere in dubbio la filosofia evoluzionista. Invece di entrare nel merito delle nostre tesi, si vorrebbe intimarci il silenzio. In realtà l’evoluzionismo è l’ultimo mito sopravvissuto al tramonto delle ideologie, ma non vi è alcuna prova empirica che lo sorregga. Resiste soltanto per l’influenza della lobby darwinista, che vuole imporre un dogma privo di fondamento scientifico». Ferraguti respinge l’accusa: «Per me de Mattei è libero di sostenere ciò che vuole. Ma mi chiedo come in Italia possa essere Vice Presidente del Cnr una persona che nega teorie condivise dall’intera comunità scientifica mondiale. Per il resto mi pare che sia in atto uno scontro interno al mondo cattolico: i creazionisti schiumano rabbia contro chi li ha esclusi dal convegno della Gregoriana». De Mattei smentisce: «Non condivido le tesi di chi vorrebbe conciliare il darwinismo e la fede, ma questo è un aspetto marginale di una polemica la cui posta in gioco è la libertà della ricerca scientifica».

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