Andrea Riccardi: un ministro buonista e politicamente corretto

(di Federico Catani) “Non ci sono nemici”. Con queste parole il ministro della Cooperazione e dell’Integrazione Andrea Riccardi ha liquidato il problema del rapporto tra identità nazionale e immigrazione. In un’intervista del 25 novembre al quotidiano “Il Mattino”, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio ha affrontato il tema della cittadinanza da concedere ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, sposando in pieno la posizione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che nei giorni scorsi ha definito una “follia” il non mettere mano alla legge attualmente in vigore nel nostro Paese.

Nell’intervista, Riccardi sostiene in buona sostanza che chi ha a cuore l’unità e l’identità italiane non può non essere d’accordo con la posizione espressa dal Capo dello Stato. Il ministro, che, va ricordato, nessun cittadino ha eletto, è arrivato a definire “un atto dovuto” la concessione della cittadinanza ai bambini stranieri, perché, prima ancora di jus soli e jus sanguinis, si dovrebbe tener conto dello “jus culturae”. E nelle odierne aule scolastiche, ha aggiunto Riccardi, vi sono bambini africani o cinesi che effettivamente non solo parlano l’italiano, ma anche il dialetto locale.

L’integrazione è certo un interesse nazionale ed è pur vero che molti stranieri sono ormai perfettamente inseriti nel nostro sistema culturale. Tuttavia, il ministro sembra non voler aprire gli occhi su realtà altrettanto presenti sul territorio italiano. Storie di mancata integrazione sono all’ordine del giorno anche da noi e riguardano soprattutto gli immigrati di religione islamica e i rom. Quando Riccardi, in maniera alquanto buonista e politicamente corretta, afferma che non ci sono nemici, rivela una visione alquanto miope, tipica di un certo mondo cattolico contemporaneo.

La cittadinanza non può essere un punto di inizio, ma di arrivo. I bambini stranieri nati in Italia godono di tutti i diritti ma, stando alla normativa in vigore, possono acquisire lo status di cittadini italiani se ne fanno richiesta entro il 19° anno di età e se fino a 18 anni hanno risieduto legalmente nel nostro Paese senza interruzioni significative. Tra l’altro, salvo Francia e Stati Uniti, nessun altro Stato occidentale applica il criterio dello jus soli come suggerito da Napolitano e da Riccardi.

In ogni caso, questo sembra il momento meno indicato per portare all’attenzione del Parlamento una questione simile. C’è una situazione di emergenza economica ed il governo tecnico è stato voluto, senza sentire il parere dei cittadini (il cui diritto tipico è proprio quello di voto), proprio per risolvere l’attuale difficile congiuntura finanziaria.

Eppure, stando alle parole e al ruolo del neoministro cattolico, sembra che i progetti dell’esecutivo siano anche altri. Alla fine però saranno i parlamentari a decidere. Chi osserva dall’esterno le vicende può solo auspicare che non ci si faccia travolgere da fallaci illusioni: la cittadinanza si conceda quando si hanno validi motivi per ritenere che l’integrazione è avvenuta. Altrimenti diventeremo facilmente una terra di conquista. (Federico Catani)

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