Ancora lui: Nemmouche carceriere di Foley e di 4 connazionali

NemmoucheEra lui il carceriere. Sia del giornalista James Foley, decapitato lo scorso 20 agosto dall’Isis. Sia dei quattro ostaggi francesi – Didier François, Edouard Elias, Nicolas Hénin e Pierre Torres -, suoi connazionali, rapiti nel giugno 2013 e liberati lo scorso 20 aprile. L’hanno avuto al proprio fianco per mesi…

Si chiama Mehdi Nemmouche: la foto lo immortala nel 2007, a 22 anni, quando viveva a Tourcoing con sua nonna (a sinistra); poi nel 2011 (a destra), già da terrorista. Un nome ben noto ai servizi segreti di tutto il mondo. A lui fu attribuito il massacro compiuto lo scorso 24 maggio presso il Museo ebraico di Bruxelles, massacro in cui furono uccise quattro persone ed una quinta fu ridotta in fin di vita. Si tratta di un cittadino francese di origine magrebina. Ex-galeotto plurirecidivo con ben 7 condanne a carico, era rimasto in Siria per un addestramento durato oltre un anno, fino al 2012, nel temibilissimo Isis. Era poi riuscito a far perdere le proprie tracce fino al suo ritorno in Patria, avvenuto in incognita attraverso la Turchia, la Thailandia, Singapore e la Germania, alla cui frontiera finalmente qualcuno si accorse di lui e lo segnalò a Parigi. Ciò nonostante giunse in Belgio.

La sua vicenda si rivelò esemplare, per capire quanto l’Occidente stesse sottovalutando il pericolo: Nemmouche fu arrestato a Marsiglia non dai servizi segreti o su loro segnalazione, bensì nel corso di un normale controllo alla dogana. All’indomani della sua cattura, altri 12 sospetti jihadisti furono bloccati dalla Polizia. Detenuto in un penitenziario nei pressi di Parigi, è stato poi estradato il 29 luglio in Belgio.

Ed ora riecco spuntare il suo nome tra gli aguzzini in Siria. Tra l’altro, uno dei più crudeli e temuti. Uno degli ex-ostaggi d’Oltralpe, Nicolas Hénin, ha dichiarato a Le Point: «Quando Nemmouche non cantava, torturava. Faceva parte di un manipolo di Francesi, il cui arrivo terrorizzava la cinquantina di prigionieri siriani detenuti nelle celle vicine. Ogni sera si udiva il rumore dei colpi inferti nella sala, in cui io stesso fui interrogato. La tortura durava tutta la notte, fino alla preghiera dell’alba. Alle urla degli ostaggi replicavano talvolta grida, come dei latrati, in francese». Nemmouche sarebbe stato un semplice esecutore degli ordini, impartiti dal sedicente “Stato islamico”, nulla di più. Era incaricato di sorvegliare gli ostaggi occidentali. Ma, in questo ruolo, avrebbe profuso particolare “zelo”, dando prova di estrema brutalità e rendendosi responsabile di atti gravi.

L’avvocato di Hénin, Marie-Laure Ingouf, ha confermato la notizia. Notizia, che sarebbe dovuta rimanere top secret, per non mettere in pericolo gli altri ostaggi occidentali ancora nelle mani dell’Isis. Ma, dopo le indiscrezioni pubblicate dal quotidiano Le Monde, non era più possibile tenerla nascosta.

Le autorità francesi ne erano a conoscenza: la DGSI-Direzione Generale della Sicurezza Interna aveva trasmesso l’informazione alla sezione antiterrorismo della Procura di Parigi. Il ministro degli Interni francese, Bernard Cazeneuve, ha dichiarato in merito a Nemmouche: «La Giustizia deve fare il suo lavoro. Questo funesto personaggio deve essere giudicato e lo sarà». Quando? Benché sia stato più volte nelle mani degli inquirenti, in un modo o nell’altro è sempre riuscito a sfuggire ed a tornare a combattere nelle fila degli jihadisti islamici. Quanto accaduto convincerà finalmente chi di dovere a non tener più bassa la guardia?

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