Ancora bimbi rapiti e vittime ad opera delle forze islamiche

TomasiOra è ufficiale: nel raid condotto lo scorso primo settembre a 240 chilometri a sud della capitale somala Mogadiscio, gli Stati Uniti hanno colpito ed ucciso Ahmed Abdi Godane, dal 2008 leader del gruppo jihadista al-Shabaab, affiliato ad al Qaeda. In merito il Pentagono mantiene il massimo riserbo, ma la conferma è giunta dal primo ministro somalo, Abdiweli Sheikh Ahmed, che ha postato la notizia sul suo profilo Facebook.

Intanto, in Iraq, sono un centinaio i bambini posti sotto sequestro dall’Isis nell’orfanotrofio Dar al-Baraim, sito nel quartiere Zuhir di Mosul. La notizia è stata diffusa dall’agenzia curda on line Rudaw. Il consiglio provinciale di al-Anbar, nella zona occidentale del Paese, ha invece informato l’agenzia on line Shafaq News che altre 700 persone sono state rapite e probabilmente ammazzate, sempre dai miliziani islamici, dopo la conquista di Falluja. Tra le vittime, impiegati civili e membri delle forze di sicurezza. Vani i loro tentativi d’opporsi: molti corpi sarebbero stati prima torturati, poi gettati nelle acque del fiume Eufrate.

Risuonano intanto le parole tuonate sempre lo scorso primo settembre presso le Nazioni Unite a Ginevra dall’osservatore permanente della Santa Sede, mons. Silvano Maria Tomasi (nella foto). Alla sessione d’inizio settembre della Commissione per i Diritti Umani, ha dichiarato che i crudeli crimini perpetrati dai terroristi islamici in Iraq, Siria e Medio Oriente, laddove non siano arginati dai rispettivi governi, devono essere fermati dalla comunità internazionale e dalle forze regionali con interventi mirati, perché «protezione senza efficacia non è protezione»: «Una risposta insufficiente o, peggio ancora, l’inazione totale – ha detto – si tradurrebbero spesso in un ulteriore aumento della violenza». E’ necessario invece tutelare «tutti i gruppi vulnerabili della società», condannando «esplicitamente il comportamento brutale, barbaro e incivile di questi gruppi». Ed ancora: «Gli autori di questi crimini contro l’umanità devono essere perseguiti con determinazione. Non deve essere loro consentito di agire con impunità, altrimenti esiste il rischio della ripetizione delle atrocità che sono state commesse dal cosiddetto ‘Stato islamico’».

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